L’agente contabile di fatto è equiparato all’agente contabile di diritto

Come è noto, l’art. 93 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) dispone che coloro che si ingeriscano negli incarichi attribuiti agli agenti contabili devono rendere il conto della loro gestione e sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei conti.

Sulla base di detta norma, la Corte dei conti, sez. Prima Giurisdizionale Centrale d’Appello, nella sent. n. 155 del 4 luglio 2020, ha ritenuto infondata la tesi, sostenuta da un dipendente comunale che aveva svolto, di fatto, le funzioni di economo, secondo cui, in mancanza di un economo regolarmente investito della funzione (e, quindi, di un agente contabile di diritto), mancherebbe l’incarico nel quale ingerirsi: infatti, secondo i giudici contabili, con la norma testé richiamata il legislatore ha chiaramente inteso riaffermare, in consonanza con pacifici e consolidati principio di contabilità pubblica consacrati nella legge di contabilità di Stato, la regola di piena equiparazione di entrambe le figure, laddove il contabile di fatto espleti le medesime mansioni di quello di diritto.

Ne discende, conseguentemente, che anche per il contabile di fatto è richiesto il medesimo grado di diligenza nella gestione del pubblico danaro dovuto dall’agente contabile regolarmente nominato, nonché l’assoggettamento al giudizio della Corte dei conti.

 

Il termine per l’approvazione del bilancio ha natura acceleratoria e non perentoria

Come è noto, l’art. 141, comma 2, del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede che “… quando il Consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, l’organo regionale di controllo assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all’amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio”.

La norma, secondo quanto ribadito dal Consiglio di Stato, sez. III, nella recente sent. 3 luglio 2020, n. 4288, introduce un termine acceleratorio, non “assistito da alcuna qualificazione di perentorietà” (conformemente, Consiglio di Stato, sez. V, sent. 25 ottobre 2017, n. 4917): è, infatti, perentorio solo il termine espressamente indicato come tale da una previsione normativa.

Come chiarito in passato dalla giurisprudenza (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, sent. 19 febbraio 2007, n. 826) la legge, dunque, non collega all’inosservanza del termine ordinario una immediata e concreta conseguenza dissolutoria, ma l’apertura di un procedimento sollecitatorio, che può bensì condurre all’adozione della grave misura dello scioglimento dell’organo, ma il cui presupposto non è la mera inosservanza del termine suddetto bensì la constatata inadempienza ad una intimazione puntuale e ultimativa dell’organo competente, che attesta l’impossibilità o la volontà del Consiglio di non approvare il bilancio.

Anticipazione di liquidità 2020: codifica SIOPE

Entro il 24 luglio sarà concessa, agli enti che hanno ritenuto di ricorrervi, l’anticipazione di liquidità prevista dal Decreto Rilancio (DL n. 34/2020) e, nei successivi 30 giorni, si dovrà procedere al relativo pagamento.

Per quanto concerne la codifica SIOPE dell’anticipazione in discorso, avremo:

  • Entrata: E.6.03.01.01.999 – Accensione mutui e altri finanziamenti a medio lungo termine da altre Amministrazioni Centrali n.a.c.;
  • Spesa: U.4.03.01.01.999 – Rimborso mutui e altri finanziamenti a medio lungo termine a altre Amministrazioni Centrali n.a.c.

Numero 26 – Anno 2020

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IN QUESTO NUMERO

 

  1. TEFA: le nuove indicazioni del MEF per il riversamento
  2. Ripiano del disavanzo ex Decreto Cura Italia: ARCONET chiarisce
  3. La cessione di quote di una partecipata richiede una procedura ad evidenza pubblica
  4. Aggiudicazione annullata: si procede con lo scorrimento della graduatoria

 

  1. TEFA: le nuove indicazioni del MEF per il riversamento

Come comunicato dal MEF sul proprio sito istituzionale lo scorso 2 luglio, è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto concernente i criteri e le modalità con cui è assicurato il sollecito riversamento del tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA).

Nello specifico, l’art. 2 del decreto dispone che, a decorrere dal 1° gennaio 2020, la misura del TEFA è fissata al 5% del prelievo collegato al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani stabilito da ciascun Comune, salva diversa deliberazione da parte della Provincia o della Città metropolitana. Tale deliberazione è comunicata, solo per il 2020, all’Agenzia delle Entrate e, per gli anni successivi, ai comuni interessati, entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento.

Per l’annualità 2020, la Struttura di gestione prevista dall’art. 22, comma 3, del Decreto Legislativo n. 241/1997, effettua lo scorporo dai singoli versamenti di quanto riscosso a titolo di TEFA, compresi eventuali interessi e sanzioni, ed opera il successivo riversamento alle Province e Città metropolitane, applicando la misura del 5% o la diversa misura comunicata dall’ente impositore.

Per le annualità 2021 e successive, il TEFA e gli eventuali interessi e sanzioni sono versati dai contribuenti, secondo gli importi indicati dai Comuni, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti con risoluzione dell’Agenzia delle entrate. La Struttura di gestione provvede al riversamento degli importi pagati con i codici tributo di cui al periodo precedente alla Provincia o Città metropolitana competente per territorio, in base al codice catastale del Comune indicato nel modello F24.

Il TEFA è riversato alle Province e Città metropolitane al netto della commissione spettante al Comune, nella misura dello 0,30% delle somme riscosse; non sono prese in considerazione percentuali diverse di tale commissione eventualmente deliberate, anche d’intesa, dagli enti coinvolti. La Struttura di gestione effettua distinti mandati in favore degli enti beneficiari, da accreditare sui conti di tesoreria unica aperti presso la Banca d’Italia, per gli enti che ne sono dotati.

Nei flussi informativi inviati alle Province e Città metropolitane sono inseriti gli estremi dei mandati di cui al comma 4 e le informazioni del prelievo sui rifiuti e del TEFA riscossi tramite F24 relativamente a ciascun Comune della Provincia o della Città metropolitana interessata.

Nei flussi informativi inviati ai comuni per rendicontare i versamenti del prelievo sui rifiuti riscosso tramite F24 sono inseriti i dati del TEFA trattenuto e riversato alle Province e Città metropolitane.

Secondo quanto previsto dall’art. 3 riguardante i versamenti effettuati mediante bollettino di conto corrente postale o altri strumenti di pagamento elettronici resi disponibili dagli enti impositori, al fine di assicurare il sollecito e corretto riversamento del TEFA, le Province e le Città metropolitane comunicano entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento la misura del tributo adottata ai Comuni competenti per territorio.

I Comuni effettuano entro il 30 ottobre 2020 il riversamento delle somme, comprensive di interessi e sanzioni, dovute a titolo di TEFA e riferite al primo semestre dell’anno 2020.

Al termine di ciascun trimestre dell’anno, i Comuni, nel caso di versamenti, comprensivi di interessi e sanzioni, effettuati a decorrere dal 1° luglio 2020 provvedono al riversamento del tributo spettante alla Provincia o Città metropolitana competente per territorio, al netto della commissione riconosciuta al Comune nella misura dello 0,30% delle somme riscosse, entro il trentesimo giorno successivo alla scadenza del trimestre.

Per le somme riferite al secondo semestre 2020 il termine di riversamento è fissato al 28 febbraio 2021.

In ogni caso, i Comuni effettuano contestuale rendicontazione degli importi riversati e forniscono le informazioni del prelievo sui rifiuti alle Province e Città metropolitane.

Dal 2021 il TEFA e gli eventuali interessi e sanzioni sono versati dai contribuenti direttamente alle Province e alle Città metropolitane secondo gli importi indicati dai Comuni nel bollettino di conto corrente postale o negli altri strumenti di pagamento consentiti, secondo le specifiche tecniche rese disponibili con un successivo decreto che sarà emanato il 31 luglio 2020.

 

 

  1. Ripiano del disavanzo ex Decreto Cura Italia: ARCONET chiarisce

L’art. 111 comma 4 bis del DL n. 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia, convertito dalla Legge n. 27/2020, prevede che “Il disavanzo di amministrazione degli enti di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, ripianato nel corso di un esercizio per un importo superiore a quello applicato al bilancio, determinato dall’anticipo delle attività previste nel relativo piano di rientro riguardanti maggiori accertamenti o minori impegni previsti in bilancio per gli esercizi successivi in attuazione del piano di rientro, non può essere applicato al bilancio degli esercizi successivi”.

Alla Commissione è stato chiesto se il disavanzo ripianato per un importo superiore a quello applicato al bilancio deve intendersi riferito solo a quello determinato nell’esercizio recedenti o a quello complessivamente determinato con riferimento a tutti gli esercizi precedenti considerati nel piano di rientro.

Secondo gli esperti di ARCONET (FAQ n. 40 del 1° luglio 2020), la norma citata, quando fa riferimento al disavanzo ripianato per un importo superiore a quello applicato al bilancio indica quello ripianato nel corso di un esercizio, intende riferirsi a quello precedente, per consentire agli enti, in sede di approvazione del bilancio di previsione, o di variazione del bilancio, di applicare come “Ripiano disavanzo” un importo ridotto del maggiore recupero, come definito dalla norma.

La norma detta la corretta modalità di determinazione del maggior recupero considerando solo quello che può essere riferito ai maggiori accertamenti o ai minori impegni previsti per l’attuazione del piano di rientro approvato. L’applicabilità della norma pertanto presuppone che gli enti abbiano approvato un piano di rientro che individui le attività da adottare annualmente e preveda i relativi maggiori accertamenti o minori impegni. Solo l’approvazione di un piano di rientro così dettagliato garantisce infatti la verifica dell’effettivo anticipo del recupero previsto e la sua determinazione.

La norma non si applica al ripiano del disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui di cui all’art. 3, comma 7, del d.lgs. 118 del 2011, che non è correlato ad un piano di rientro.

 

 

  1. La cessione di quote di una partecipata richiede una procedura ad evidenza pubblica

La cessione da parte di un’amministrazione pubblica di una quota in una società partecipata da altri soggetti privati deve necessariamente avvenire tramite l’esperimento di procedure ad evidenza pubblica: è il principio ribadito dal TAR Veneto, sez. I, nella sent. 1° luglio 2020, n. 569, confermando quanto già affermato in passato dal Consiglio di Stato, sez. V, nella sent. 28 settembre 2016, n. 4014.

Peraltro, è direttamente il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (Decreto Legislativo n. 175/2016) a prevede che “L’alienazione delle partecipazioni è effettuata nel rispetto dei principi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione. In casi eccezionali, a seguito di deliberazione motivata dell’organo competente ai sensi del comma 1, che dà analiticamente atto della convenienza economica dell’operazione, con particolare riferimento alla congruità del prezzo di vendita, l’alienazione può essere effettuata mediante negoziazione diretta con un singolo acquirente. È fatto salvo il diritto di prelazione dei soci eventualmente previsto dalla legge o dallo statuto” (art .10, comma 2).

Secondo i giudici veneti, l’obbligo di rispettare la regola dell’evidenza pubblica per l’alienazione delle quote sociali detenute in una società mista risponde ad un principio di ordine pubblico economico, presiedendo al rispetto dei generali principi di concorrenza, parità di trattamento e di non discriminazione fra i potenziali concorrenti.

 

 

  1. Aggiudicazione annullata: si procede con lo scorrimento della graduatoria

In ossequio ai cardini dell’effettività dei mezzi processuali e della celerità, economicità nonché del buon andamento della P.A., successivamente alla sentenza che ha annullato l’aggiudicazione precedente per un vizio dell’offerta proprio dell’impresa aggiudicataria, la stazione appaltante non ha affatto l’obbligo di rinnovare l’intera procedura a gara ma deve procedere allo scorrimento della graduatoria, nella quale l’operatore che ha impugnato l’originaria aggiudicazione si è classificata seconda, con offerta valutata come non anomala dall’Amministrazione: è quanto affermato dal TAR Abruzzo, L’Aquila, nella sent. 24 giugno 2020, n. 243, ribadendo un orientamento già espresso in passato dal Consiglio di Stato (cfr., ad esempio, sez. IV, sent. 20 aprile 2016, n. 1560; sent. 22 dicembre 2014, n. 6336; sez. III, sent. 19 dicembre 2011, n. 6638).

In sostanza, nelle gare indette per l’affidamento di appalti pubblici lo scorrimento della graduatoria dei concorrenti, di norma, costituisce oggetto di un vero e proprio obbligo della stazione appaltante, corrispondente al diritto del partecipante alla gara vittorioso nel giudizio di conseguire il “bene della vita” legittimamente spettante.

Il contratto d’opera professionale con la P.A. deve rivestire la forma scritta ad substantiam

Il contratto d’opera professionale con la P.A., ancorché quest’ultima agisca iure privatorum, deve rivestire la forma scritta ad substantiam: è il principio ribadito dalla Corte di Cassazione, sez. II civ., nell’ordinanza n. 11465, depositata il 15 giugno 2020.

Secondo i giudici, l’osservanza della forma scritta richiede la redazione di un atto recante la sottoscrizione del professionista e dell’organo dell’ente legittimato ad esprimerne la volontà all’esterno, nonché l’indicazione dell’oggetto della prestazione e l’entità del compenso, dovendo escludersi che, ai fini della validità del contratto, la sua sussistenza possa ricavarsi da altri atti (ad esempio, la delibera dell’organo collegiale dell’ente che abbia autorizzato il conferimento dell’incarico), ai quali sia eventualmente seguita la comunicazione per iscritto dell’accettazione da parte del medesimo professionista (Cass., n. 24679/2013; n. 21477/2013).

Né è sufficiente che il professionista accetti, espressamente o tacitamente, la delibera a contrarre, poiché questa, anche se sottoscritta dall’organo rappresentativo medesimo, resta un atto interno, che l’ente può revocare ad nutum (Cass., n. 1167/2013).

Il contratto mancante del succitato requisito è nullo e non è suscettibile di alcuna forma di sanatoria, sotto nessun profilo, poiché gli atti negoziali della P.A. constano di manifestazioni formali di volontà, non surrogabili con comportamenti concludenti (Cass., n. 22501/2006; n. 15488/2001).

L’importanza dell’asseverazione dei rapporti debiti-crediti con le partecipate

L’art. 11, comma 6, lett. j) del Decreto Legislativo n. 118/2011 dispone che la relazione sulla gestione allegata al rendiconto deve illustrare gli esiti della verifica dei crediti e debiti reciproci che il Comune ha con i propri enti strumentali e le società controllate e partecipate.

La predetta informativa, asseverata dai rispettivi organi di revisione, evidenzia analiticamente eventuali discordanze e ne fornisce la motivazione; in tal caso, l’ente assume senza indugio, e comunque non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso, i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie.

L’adempimento in discorso riguarda i rapporti con tutti gli enti strumentali e le società controllate e partecipate dal Comune e l’attendibilità delle risultanze contabili è condizionata al positivo esito di tali adempimenti, funzionali alla verifica degli equilibri di bilancio.

Pertanto, come evidenziato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per le Marche, nella recente delib. n. 55/2020/PRSP del 29 giugno 2020, l’obbligo della doppia asseverazione dei debiti e dei crediti da parte dell’organo di revisione dell’ente territoriale e di quelli degli organismi partecipati risulta necessaria al fine di evitare eventuali incongruenze e garantire piena attendibilità dei dati.

Peraltro, l’asseverazione è sempre necessaria e in caso di inerzia da parte degli organi di revisione degli enti strumentali e delle società controllate e partecipate, il soggetto incaricato della revisione dell’ente territoriale è tenuto a segnalare tale inadempimento all’organo esecutivo dell’ente territoriale che assume senza indugio, e comunque non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso, i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie (sezione delle Autonomie, deliberazione n. 2/2016/QMIG). Infatti, il documento è rivolto ad assicurare la veridicità e la trasparenza dei bilanci e mira a salvaguardare gli equilibri di bilancio attenuando il rischio di emersione di passività latenti per gli enti territoriali (cfr. sez. reg. di controllo per la Sicilia, delib. n. 394/2013/PAR; sez. reg. di controllo per le Marche, delib. n. 56/2018/PRSE).

Quanto alla verifica dei crediti e debiti reciproci, i giudici hanno osservato che l’attività di riconciliazione delle partite debitorie e creditorie deve coinvolgere tutte le realtà partecipate: la corretta rilevazione delle ridette posizioni, infatti, mira a salvaguardare gli equilibri di bilancio, attenuando il rischio di emersione di passività latenti per l’ente territoriale, e risponde, inoltre, all’esigenza di garantire trasparenza e veridicità delle risultanze del bilancio.

 

Le scadenze di luglio per l’ufficio finanziario del Comune

Luglio è un mese ricco di scadenze ed adempimenti per l’ufficio finanziario del Comune e può essere utile, pertanto, un breve riepilogo.

Entro il 7 deve essere completata la fase della richiesta dell’anticipazione di liquidità alla Cassa Depositi e Prestiti per i debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2021, prevista dal DL n. 34/2020.

Il 17 luglio sarà chiuso l’applicativo “Partecipazioni” per l’acquisizione dei provvedimenti di revisione periodica delle partecipazioni pubbliche (con il relativo censimento) e dei rappresentanti al 31 dicembre 2018.

Entro il 30 luglio è necessario pubblicare, in riferimento al secondo trimestre 2020, l’indicatore di tempestività dei pagamenti (art. 9 del DPCM 22 settembre 2014), l’ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici.

Scade il 31 luglio la trasmissione al Ministero dell’Interno del certificato per la rendicontazione delle spese sostenute a fronte del contributo del 5 per mille dell’Irpef ricevuto nel mese di maggio 2019, se di importo superiore a 20mila euro; entro la medesima data occorre poi pubblicare le attestazioni OIV sugli adempimenti degli obblighi di pubblicazione e delle griglie di rilevazione.

Per quanto riguarda il bilancio di previsione e la verifica degli equilibri, il Decreto Semplificazioni in fase di adozione da parte del Governo in questi giorni prevede lo slittamento dal 31 luglio al 30 settembre 2020 di entrambi gli adempimenti; la proroga al 30 settembre, infine, è già operativa per la presentazione al Consiglio Comunale del Documento unico di programmazione 2021/23 (art. 107, comma 5, del DL n. 18/2020).

 

Fuscaldo (CS): supporto risposta Corte dei Conti

Il Comune di Fuscaldo (CS), al fine di ottemperare nel modo corretto, ed entro i termini di legge, all’obbligo di rispondere alla Sezione Regionale della Corte dei Conti, ha affidato ad Interdata Cuzzola Srl, il servizio di supporto formativo finalizzato alla redazione degli atti e delle comunicazioni necessarie nei rapporti con la Corte dei conti.

In particolare, i nostri professionisti, provvederanno, in collaborazione agli uffici interessati, ad analizzare le richieste della Corte sotto il profilo giuridico e contabile, indicando gli adempimenti necessari e supportando gli
uffici nella predisposizione degli stessi, ivi compresa la collazione dei documenti a supporto da presentare alla Corte.

Librizzi (ME): supporto per il monitoraggio al Piano di riequilibrio

 

Il Comune di Librizzi (ME) ha affidato alla Interdata Cuzzola srl il servizio di supporto formativo per il monitoraggio dello stato di attuazione del Piano di riequilibrio e la verifica di coerenza con i documenti di bilancio, relativa al piano di riequilibrio finanziario pluriennale approvato dall’Ente e redatto sempre con il supporto della società.

In particolare, i nostri esperti provvederanno alle seguenti attività:

  • verifica della corrispondenza fra le previsioni del piano e le attività poste in essere dagli uffici interessati;
  • verifica della coerenza fra le previsioni del piano e gli strumenti della programmazione dell’Ente (DUP e bilancio di previsione);
  • riscontro dei risultati di medio periodo;
  • supporto per l’istruttoria che sarà avviata dal Ministero ai fini della prima valutazione del piano di riequilibrio adottato e dalla Corte;
  • risposte a quesiti riguardanti il piano di riequilibrio.