Il principio di rotazione non opera nel caso di procedura aperta per la scelta dell’affidatario

Se l’ente ha pubblicato una manifestazione di interesse ed ha invitato le uniche ditte che hanno fornito riscontro a detta manifestazione, fra le quali il precedente aggiudicatario, non vi è violazione del principio di rotazione: è quanto affermato dal Consiglio di Stato, sez. VI, nella sent. 20 luglio 2020, n. 4629.

Secondo i giudici, infatti, le modalità operative scelte dalla stazione appaltante – manifestazione di interesse e successivo invito a tutti gli operatori economici che avevano fornito riscontro – individuano una forma di procedura aperta, alla quale chiunque, se interessato, avrebbe potuto partecipare, compreso l’affidatario uscente; di conseguenza, non essendoci un affidamento diretto, non può operare il principio di rotazione, previsto dall’art. 36 comma 1 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016).

L’esclusione del principio di rotazione nel caso di procedure aperte è stato affermato anche dalle Linee Guida ANAC n. 4/2016 (cfr. il punto 3.6).

 

Guardia Piemontese (CS): supporto risposta Corte dei Conti

Il Comune di Guardia Piemontese (CS), al fine di ottemperare nel modo corretto, ed entro i termini di legge, all’obbligo di rispondere alla Sezione Regionale della Corte dei Conti, ha affidato ad Interdata Cuzzola Srl, il servizio di supporto formativo finalizzato alla redazione degli atti e delle comunicazioni necessarie nei rapporti con la Corte dei conti.

In particolare, i nostri professionisti, provvederanno, in collaborazione agli uffici interessati, ad analizzare le richieste della Corte sotto il profilo giuridico e contabile, indicando gli adempimenti necessari e supportando gli
uffici nella predisposizione degli stessi, ivi compresa la collazione dei documenti a supporto da presentare alla Corte.

Numero 28 – Anno 2020

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IN QUESTO NUMERO

 

  1. Trattamento IVA del canone previsto nell’ambito di una concessione in project financing
  2. Decreto Semplificazioni: novità sul termine per la delibera del piano di riequilibrio
  3. ZTL e aree pedonali: competenza in capo alla Giunta
  4. I commissari di gara non devono aver svolto precedenti attività inerenti l’affidamento

 

 

  1. Trattamento IVA del canone previsto nell’ambito di una concessione in project financing

Il canone che il Comune si obbliga a corrispondere al concessionario di un project financing (ex art. 183 del Codice dei contratti pubblici – Decreto Legislativo n. 50/2016), quale corrispettivo di prestazioni previste nel rapporto sinallagmatico, ha rilevanza IVA ai sensi dell’art. 3 del d.P.R. n. 633/1972 ed è subordinato all’aliquota ordinaria: è quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate con la recente risposta ad interpello n. 211 del 13 luglio 2020.

Come è noto, in linea generale e come precisato in passato dalla medesima Agenzia (cfr. risoluzione 11 giugno 2002, n. 183/E), un contributo assume rilevanza ai fini IVA se erogato a fronte di un’obbligazione di dare, fare, non fare o permettere, ossia quando si è in presenza di un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive: in altri termini, il contributo assume natura onerosa e configura un’operazione rilevante agli effetti dell’IVA quando tra le parti intercorre un rapporto giuridico sinallagmatico nel quale il contributo ricevuto dal beneficiario costituisce il compenso per il servizio effettuato o per il bene ceduto.

Di contro, l’esclusione dal campo d’applicazione dell’IVA si configura ogni qualvolta il soggetto che riceve il contributo non diventa obbligato a dare, fare, non fare o permettere alcunché in controprestazione: così, in generale, i contributi a fondo perduto, ossia quelli versati non in contropartita di una prestazione di servizi o di una cessione di beni, non sono soggetti ad imposta.

Al fine di accertare se un contributo costituisca corrispettivo per prestazioni di servizi, ovvero si configuri come mera elargizione di somme di denaro per il perseguimento di obiettivi di carattere generale, occorre fare riferimento al concreto assetto degli interessi perseguiti dai soggetti che intervengono nella fattispecie, ossia al sinallagma contrattuale, da cui desumere la natura del canone e la conseguente assoggettabilità o meno all’IVA.

Nel caso specifico oggetto dell’interpello, secondo l’Agenzia, il rapporto instaurato tra il Comune e la società concessionaria è inquadrabile in un rapporto contrattuale, caratterizzato dal sinallagma tra l’obbligo assunto dal concessionario di svolgere una serie di attività correlate alla riqualificazione e alla valorizzazione dell’offerta museale e l’obbligo assunto dall’ente locale sia di pagare un canone che di consentire al concessionario il diritto allo sfruttamento del servizio mediante l’acquisizione dei relativi proventi. La natura contrattuale del rapporto, peraltro, trova conferma in numerosi articoli della convezione stipulata, i quali prevedono, ad esempio, la clausola di risoluzione e le penalità per inadempimento, che rappresentano strumenti tipici che regolano, in via concordata, le ipotesi in cui il sinallagma contrattuale non si realizza a causa di uno dei contraenti e, quindi, in ultima analisi testimoniano l’effettiva corrispettività tra le somme erogate e l’attività finanziata (cfr. circolare n. 34/E del 22 novembre 2013).

 

 

  1. Decreto Semplificazioni: novità sul termine per la delibera del piano di riequilibrio

È stato pubblicato sulla G.U. n. 178 del 16 luglio il Decreto Semplificazioni (DL 16 luglio 2020, n. 76). Tra le norme di maggior interesse per gli EE.LL. segnaliamo l’art. 17, rubricato Stabilità finanziaria degli enti locali.

In particolare, in ragione dell’emergenza epidemiologica in atto, il comma 1 della citata disposizione prevede che il termine perentorio per la delibera consiliare di adozione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale ex art. 243 bis comma 5 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) è fissato al 30 settembre 2020 se la scadenza “ordinaria” dei 90 giorni (decorrenti dalla data di esecutività della delibera di ricorso al piano) si verifica prima di tale data. In pratica, tutti gli enti che hanno deliberato il ricorso al piano prima del 2 luglio 2020 avranno, quale scadenza per deliberare il piano, il 30 settembre 2020.

Inoltre, il medesimo comma dispone la rimessione nei termini dei Comuni per i quali il termine di 90 giorni è scaduto alla data del 30 giugno 2020, per effetto del rinvio operato ai sensi dell’art. 107, comma 7, del Decreto Cura Italia (DL 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27) ovvero è scaduto fra il 30 giugno 2020 ed il 16 luglio 2020 (data di entrata in vigore del Decreto Semplificazione).

 

 

  1. ZTL e aree pedonali: competenza in capo alla Giunta

Rientra tra i poteri della Giunta la delimitazione delle aree pedonali e delle zone a traffico limitato: è quanto ribadito dal Consiglio di Stato, sez. V, nella sent. 15 luglio 2020, n. 4567.

Ed infatti, l’art. 7, comma 9, del Codice della strada (Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n. 285) prevede che i Comuni, con deliberazione della Giunta, provvedono a delimitare le aree pedonali e le zone a traffico limitato, tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull’ordine pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio; in caso di urgenza il provvedimento potrà essere adottato con ordinanza del Sindaco, ancorché di modifica o integrazione della deliberazione della Giunta.

Come evidenziato in precedenza dalla giurisprudenza (Consiglio di Stato, sez. V, sent. 21 ottobre 2019, n. 7129), la norma citata “attribuisce espressamente alla Giunta comunale una regolazione generale della restrizione del traffico veicolare urbano anche in considerazione del suo generale impatto territoriale, e così la individuazione di specifiche aree da “pedonalizzare” o “semipedonalizzare”. Tale è la funzione primaria dell’art. 7, comma 9, che corrisponde ad un obiettivo programmatorio generale del traffico veicolare, che si specifica anche attraverso la delimitazione di zone pedonali, a traffico limitato, analogamente a quanto avviene per il Piano urbano del traffico: con cui, del resto, tali misure devono necessariamente armonizzarsi. La previsione di una autonoma Zona a Traffico Limitato postula dunque una razionalizzazione dell’uso del territorio in chiave programmatoria che la norma non a caso attribuisce alla Giunta comunale”.

 

 

  1. I commissari di gara non devono aver svolto precedenti attività inerenti l’affidamento

L’art. 77 comma 4 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016) dispone che “i commissari non devono aver svolto né possono svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento”. Secondo la giurisprudenza, “il fondamento ultimo di razionalità della disposizione dell’art. 77, comma 4, è … quello per cui chi ha redatto la lex specialis non può essere componente della Commissione, costituendo il principio di separazione tra chi predisponga il regolamento di gara e chi è chiamato a concretamente applicarlo una regola generale posta a tutela della trasparenza della procedura, e dunque a garanzia del diritto delle parti ad una decisione adottata da un organo terzo ed imparziale mediante valutazioni il più possibile oggettive, e cioè non influenzate dalle scelte che l’hanno preceduta” (Consiglio di Stato, sez. V, sent. 17 aprile 2020, n. 2471).

Conseguentemente, come affermato dal TAR Calabria, Catanzaro, sez. II, nella sent. 19 giugno 2020, n. 1111, versa in una situazione di incompatibilità il commissario che, in precedenza, ha sottoscritto il bando ed il disciplinare di gara, ha partecipato al procedimento di nomina della Commissione ed ha comunicato ai partecipanti la nomina della Commissione, ha sottoscritto tutte le FAQ in sede di gara, fornendo anche indicazioni di carattere tecnico o informazioni di errata corrige; dette attività, quindi, per la loro rilevanza, non possono considerarsi meramente istruttorie.

 

 

 

Split payment fino al 30 giugno 2023

Con il comunicato n. 158 del 3 luglio, l’Ufficio Stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che l’Italia è autorizzata a continuare ad applicare lo split payment fino al 30 giugno 2023: infatti, il 22 giugno 2020 la Commissione europea ha adottato la proposta del Consiglio che estende fino a tale data l’autorizzazione concessa all’Italia per l’applicazione dello split payment come misura speciale di deroga a quanto previsto dalla direttiva 2006/112/CE in materia di IVA.

Il Consiglio ha nel frattempo raggiunto l’accordo politico sulla proposta di decisione, che sarà formalmente adottata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea non appena saranno finalizzati i testi in tutte le lingue ufficiali dell’UE.

Lo split payment continuerà ad applicarsi, quindi, fino al 30 giugno 2023 alle operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti e società, secondo quanto previsto dall’art. 17-ter del DPR n. 633/1972 in materia di IVA.

Decreto Semplificazioni: le novità per l’aggiudicazione dei contratti pubblici sottosoglia

L’art. 1 del recente Decreto Semplificazioni (DL 16 luglio 2020, n. 76) contiene importanti novità per le procedure dei contratti pubblici sotto soglia, applicabili qualora la determina a contrarre (o altro atto di avvio del procedimento equivalente) sia adottata entro il 31 luglio 2021.

In sintesi, le stazioni appaltanti procedono all’affidamento delle attività di esecuzione di lavori, servizi e forniture, nonché dei servizi di ingegneria e architettura, inclusa l’attività di progettazione, di importo inferiore alle soglie di cui all’art. 35 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016) secondo le seguenti modalità:

  1. affidamento diretto per lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 150.000 euro e, comunque, per servizi e forniture nei limiti delle soglie di cui al citato articolo 35;
  2. procedura negoziata senza bando (art. 63 del Codice), previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, che tenga conto anche di una diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate, individuati in base ad indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, per l’affidamento di servizi e forniture di importo pari o superiore a 150.000 euro e fino alle soglie di cui all’art. 35 del Codice e di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, ovvero di almeno dieci operatori per lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a un milione di euro, ovvero di almeno quindici operatori per lavori di importo pari o superiore a un milione di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene anche l’indicazione dei soggetti invitati.

Salve le ipotesi in cui la procedura sia sospesa per effetto di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente avviene entro il termine di due mesi dalla data di adozione dell’atto di avvio del procedimento, ovvero di quattro mesi nei casi di procedura negoziata senza bando.

Il mancato rispetto dei termini, la mancata tempestiva stipulazione del contratto e il tardivo avvio dell’esecuzione dello stesso possono essere valutati ai fini della responsabilità del responsabile unico del procedimento per danno erariale e, qualora imputabili all’operatore economico, costituiscono causa di esclusione dell’operatore dalla procedura o di risoluzione del contratto per inadempimento che viene senza indugio dichiarata dalla stazione appaltante e opera di diritto.

Gli affidamenti diretti possono essere realizzati tramite determina a contrarre, o atto equivalente, che contenga gli elementi descritti nell’art. 32, comma 2, del Codice:

  • l’oggetto dell’affidamento,
  • l’importo,
  • il fornitore,
  • le ragioni della scelta del fornitore,
  • il possesso da parte sua dei requisiti di carattere generale,
  • il possesso dei requisiti tecnico-professionali, ove richiesti.

Per gli affidamenti con procedura negoziata senza bando, le stazioni appaltanti, nel rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di parità di trattamento, procedono, a loro scelta, all’aggiudicazione dei relativi appalti, sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ovvero del prezzo più basso. In quest’ultimo caso, è prevista l’esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia individuata ai sensi dell’art. 97, commi 2, 2-bis e 2-ter, del Codice, anche qualora il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a cinque.

Non sono previste le garanzie provvisorie, fatte salve le ipotesi in cui, in considerazione della tipologia e specificità della singola procedura, ricorrano particolari esigenze che ne giustifichino la richiesta; in tal caso, la stazione appaltante indica la necessità di tale garanzia nell’avviso di indizione della gara o in altro atto equivalente, ma il relativo ammontare è dimezzato rispetto a quello previsto dall’art. 93 del Codice.

Il creditore del Comune in procedura di riequilibrio ha diritto di accesso ai documenti del piano

Il creditore del Comune ha diritto all’accesso al piano di riequilibrio pluriennale finanziario e ai documenti correlati: è quanto affermato dal TAR Lombardia, Brescia, sez. I, nella sent. 17 luglio 2020, n. 547.

Secondo i giudici, dal punto di vista soggettivo sussiste la legittimazione del creditore a richiedere l’ostensione dei documenti, delle informazioni e dei dati concernenti la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale avviata dal Comune ai sensi dell’art. 243-bis del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000):

– sia ai sensi dell’art. 5 comma 2 del Decreto Legislativo n. 33/2013, venendo in considerazione atti detenuti dall’amministrazione comunale non rientranti nelle ipotesi di esclusione dell’accesso civico di cui all’art. 5-bis del medesimo decreto e, quindi, soggetti ad accesso civico da parte di chiunque;

– sia ai sensi dell’art. 22 e ss. della Legge n. 241/90, essendo creditore dell’amministrazione comunale e, come tale, portatore di un interesse differenziato alla conoscenza della solidità patrimoniale dell’amministrazione e alle iniziative intraprese per garantirla.

Dal punto di vista oggettivo sussiste parimenti il diritto del creditore ad accedere a tutti gli atti pertinenti alla procedura in questione, non sussistendo ragioni ostative all’ostensione o alla pubblicazione degli atti ai sensi della normativa vigente in materia di accesso civico (art. 5-bis del Decreto Legislativo n. 33/2013) e di accesso documentale (art. 24 della Legge n. 241/90).

Ricordiamo che devono essere pubblicati sul sito istituzionale dell’ente, nella Sezione “Amministrazione trasparente”, tutti gli atti pertinenti alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale adottati dalle varie Autorità coinvolte e detenuti dall’amministrazione comunale, nessuno escluso (provvedimenti comunali, atti ministeriali, provvedimenti del giudice contabile).

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Partecipazioni: proroga al 29 luglio per la comunicazione dei dati relativi al 2018

È stato prorogato al 29 luglio il termine per l’acquisizione dei provvedimenti di revisione periodica delle partecipazioni pubbliche e il censimento delle partecipazioni e dei rappresentanti al 31/12/2018: lo ha reso noto il MEF con avviso del 17 luglio (consultabile al seguente link: https://portaletesoro.mef.gov.it/it/singlenewspublic.wp;jsessionid=x1d0fRJc1Y47MSjqd3LZJ9vSwfL3vw0fMYp2xKlFZ0V8MnRbtdkM!-1433568895?contentId=NWS199).

Ricordiamo che l’adempimento è da effettuarsi tramite il portale istituzionale Servizi Online del Portale Tesoro (https://portaletesoro.mef.gov.it) ed è obbligatoriamente previsto dall’art. 20 del Decreto Legislativo 19 agosto 2016, n. 175 – Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (TUSP).

Sussiste l’obbligo di comunicare anche l’assenza di partecipazioni, prestando esplicita dichiarazione da inoltrare attraverso l’applicativo.

 

Villapiana (CS): supporto risposta Corte dei Conti

Il Comune di Villapiana (CS), al fine di ottemperare nel modo corretto, ed entro i termini di legge, all’obbligo di rispondere alla Sezione Regionale della Corte dei Conti, ha affidato ad Interdata Cuzzola Srl, il servizio di supporto formativo finalizzato alla redazione degli atti e delle comunicazioni necessarie nei rapporti con la Corte dei conti.

In particolare, i nostri professionisti, provvederanno, in collaborazione agli uffici interessati, ad analizzare le richieste della Corte sotto il profilo giuridico e contabile, indicando gli adempimenti necessari e supportando gli
uffici nella predisposizione degli stessi, ivi compresa la collazione dei documenti a supporto da presentare alla Corte.

Monforte San Giorgio (ME): servizio di supporto per l’elaborazione del piano di riequilibrio pluriennale

Il Comune di Monforte San Giorgio (ME) ha affidato alla nostra società il servizio di “Supporto a formativo per l’elaborazione del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale”.

In particolare,i nostri professionisti, partendo dall’analisi della situazione contabile dell’Ente e con la collaborazione degli uffici comunali, provvederanno alla elaborazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, ai sensi dell’art. 243-bis del TUEL, secondo le indicazioni fornite in materia dalla Corte dei Conti.

Enti in riequilibrio e partecipate: le indicazioni della Corte dei conti

L’ente locale in stato di riequilibrio finanziario pluriennale è tenuto, ancor più rispetto agli altri enti, ad attuare ogni azione volta a garantire una governance effettiva su tutte le proprie partecipate: è il principio espresso dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Sicilia, nella recente delib. n. 102/2020/PRSP.

Secondo i giudici, perciò, è fondamentale che l’ente intervenga prontamente dinanzi alle carenze di flussi informativi, ascrivibili alle partecipate, che non consentono di adempiere i pertinenti obblighi legali di verifica, stigmatizzando tale comportamento omissivo.

Ed infatti, la necessità di intervento è desumibile sia dalle norme più datate contenute nel TUEL e nel D.lgs. n. 118/2011 (volte ad imporre ad ogni ente locale, a salvaguardia dei propri equilibri finanziari, di attivare un sistema di controllo, con acquisizione di dati certi ed asseverati da parte degli organi di revisione delle partecipate), sia dal regime contenuto nel T.U. in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al D.lgs. n. 175 del 2016 e s.m.i., diretto a rafforzare la tutela degli interessi sottesi.