Partecipazioni: c’è tempo fino al 17 luglio

Ricordiamo che, fatte salve eventuali deroghe, il prossimo 17 luglio è il termine ultimo per l’acquisizione dei provvedimenti di revisione periodica delle partecipazioni pubbliche e il censimento delle partecipazioni e dei rappresentanti al 31/12/2018.

L’adempimento è da effettuarsi tramite il portale istituzionale Servizi Online del Portale Tesoro (https://portaletesoro.mef.gov.it) ed è obbligatoriamente previsto dall’art. 20 del Decreto Legislativo 19 agosto 2016, n. 175 – Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (TUSP).

Ricordiamo che sussiste l’obbligo di comunicare anche l’assenza di partecipazioni, prestando esplicita dichiarazione da inoltrare attraverso l’applicativo.

Il nuovo schema per la fatturazione elettronica: le osservazioni critiche del Garante della privacy

 

Con il parere n. 133 del 9 luglio, il Garante della privacy ha espresso il proprio parere sullo schema di provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate concernente Regole tecniche per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti e stabiliti nel territorio dello Stato e per le relative variazioni, formulando osservazioni critiche che è opportuno evidenziare.

Lo schema di provvedimento introduce, in sintesi, talune modifiche al vigente provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 30 aprile 2018, volte a definire le nuove modalità con cui l’Agenzia memorizzerà e renderà disponibili, al proprio personale e alla Guardia di finanza, i file xml delle fatture elettroniche:

  • la memorizzazione dei c.d. “dati fattura integrati” che, in aggiunta alle informazioni già memorizzate nell’ambito dei c.d. “dati fattura”, contengono ulteriori dati utili ai fini fiscali, ivi compresi quelli relativi a natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione (ovvero la descrizione dell’oggetto della fattura), che potranno essere trattati unicamente dal personale delle strutture centrali dell’Agenzia per lo svolgimento delle attività di analisi del rischio e di promozione dell’adempimento spontaneo di cui all’art. 1, commi 634 e seguenti, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e di controllo ai fini fiscali (punti 1.2. e 10.2);
  • l’utilizzo dei file xml delle fatture, da parte del personale centrale e delle strutture territoriali dell’Agenzia delle entrate specificatamente autorizzato, nell’ambito delle attività istruttorie connesse all’esecuzione dei rimborsi; all’esercizio dei poteri di controllo in generale; all’espletamento degli accessi, ispezioni e verifiche; al controllo formale delle dichiarazioni; al controllo preventivo sulle dichiarazioni presentate mediante modello 730 con esito a rimborso;
  • la stipula di una convenzione con la Guardia di finanza per la messa a disposizione dei file delle fatture elettroniche e dei “dati fattura integrati” per le attività di polizia economica e finanziaria.

Annualmente risultano essere emesse complessivamente circa 2 miliardi di fatture che, di regola, contengono dati, anche molto di dettaglio, volti ad individuare – spesso a soli fini di garanzia, assicurativi o per prassi commerciali – i beni e i servizi ceduti, con la descrizione delle prestazioni, i rapporti fra cedente e cessionario e altri soggetti, riferiti anche a sconti applicati, fidelizzazioni, abitudini di consumo, oltre a dati obbligatori imposti da specifiche normative di settore, con particolare riguardo ai trasporti, alle forniture di servizi energetici o di telecomunicazioni (tipologie dei consumi, fatturazione dettagliata, regolarità dei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti). La presenza, all’interno dei file delle fatture elettroniche, di ulteriori dati, utili alla gestione del ciclo attivo e passivo degli operatori, ma non rilevanti a fini fiscali (come, ad esempio, quelli contenuti negli allegati), è peraltro espressamente contemplata nello schema di provvedimento.

Il Garante ha osservato che, nel dare attuazione alla predetta disposizione, lo schema prevede, senza effettuare alcuna distinzione tra tipologie di dati o categorie di interessati, la memorizzazione e l’utilizzo dei file delle fatture elettroniche che contengono i dati inerenti la natura, qualità e quantità dei beni e servizi oggetto dell’operazione, estendendo così tanto l’oggetto della memorizzazione, quanto l’ambito di utilizzazione dei dati presenti nella fattura elettronica.

Non vengono escluse neppure alcune tipologie di dati (quali quelli non rilevanti a fini fiscali o quelli inerenti la descrizione delle prestazioni fornite, suscettibili di comprendere anche dati appartenenti a categorie particolari o l’eventuale sottoposizione dell’interessato a procedimenti penali, come per le fatture relative a prestazioni in ambito forense, né i codici fiscali dei consumatori (quantomeno per fatture relative a spese non detraibili).

Secondo il garante, la previsione della memorizzazione e dell’utilizzazione, senza distinzione alcuna, dell’insieme dei  dati personali contenuti nei file delle fatture elettroniche, anche laddove si assicurino elevati livelli di sicurezza e accessi selettivi, risulta sproporzionata in uno stato democratico, per quantità e qualità delle informazioni oggetto di trattamento, rispetto al perseguimento del legittimo obiettivo di interesse pubblico di contrasto all’evasione fiscale perseguito; ciò pur tenendo conto che, allo stato, le spese sanitarie trasmesse attraverso il sistema TS sono escluse da tale previsione.

In sintesi, perciò, il Garante ha affermato che lo schema di provvedimento esaminato disciplini un trattamento di dati che, senza distinzione alcuna tra tipologie di informazioni o categorie di interessati e dati personali di dettaglio, anche ulteriori rispetto a quelli necessari a fini fiscali, relativi alla totalità della popolazione, non proporzionato all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito, non individuando, in ossequio ai principi di privacy by design e by default, misure di garanzia adeguate per assicurare la protezione dei dati.

 

Avvalimento della certificazione di qualità: i paletti della giurisprudenza

La giurisprudenza ammette il ricorso all’avvalimento per sopperire alla mancanza della certificazione di qualità richiesta ai fini della partecipazione alle gare (da ultimo, cfr. TAR Lombardia, Milano, sez. IV, sent. 6 luglio 2020, n. 1288); tuttavia, tale tipologia di avvalimento può operare solo in presenza di una serie di condizioni.

Infatti, sebbene formalmente il prestito della certificazione di qualità costituisca un requisito generale di partecipazione alla gara, tale certificazione attesta un requisito tecnico – professionale attinente all’organizzazione che connota l’avvalimento in senso operativo e non di garanzia; conseguentemente, la giurisprudenza (Consiglio di Stato, sez. V, sent. 27 luglio 2017, n 3710; sent. 8 ottobre 2018, n. 5765) ha evidenziato che, quando oggetto dell’avvalimento è la certificazione di qualità di cui la concorrente è priva, occorre, ai fini dell’idoneità del contratto, che l’ausiliaria metta a disposizione dell’ausiliata l’intera organizzazione aziendale, comprensiva di tutti i fattori della produzione e di tutte le risorse, che, complessivamente considerata, le ha consentito di acquisire la certificazione di qualità da mettere a disposizione.

Applicando tali linee ermeneutiche, i giudici lombardi, nella citata sent. n. 1288/2020, hanno escluso la sufficienza, ai fini della validità e dell’operatività dell’avvalimento della certificazione di qualità, del contratto che mette a disposizione solo un Direttore Tecnico ed relativo know-how aziendale.

 

Trasmissione dati ARERA: dal 3 luglio è operativa la piattaforma on-line

Con un comunicato del 6 luglio (consultabile al seguente link: https://www.arera.it/it/comunicati/20/200703.htm), ARERA ha reso noto che, dal 3 luglio, è disponibile la piattaforma on-line per la trasmissione degli atti, dei dati e della documentazione elencati all’art. 6 della deliberazione 443/2019/R/rif:

  • il Piano Economico Finanziario relativo all’anno 2020;
  • la Relazione di accompagnamento;
  • la dichiarazione di veridicità del gestore;
  • la delibera di approvazione del PEF e dei corrispettivi tariffari relativi a ciascun Ambito tariffario per l’anno 2020.

I soggetti tenuti alla trasmissione dei dati sono gli Enti territorialmente competenti ovvero, l’Ente di governo dell’Ambito, laddove costituito ed operativo, o, in caso contrario, il Comune o la Regione, o la Provincia autonoma.

I dati devono essere trasmessi entro 30 giorni dall’adozione delle pertinenti determinazioni ovvero dal termine stabilito dalla normativa statale di riferimento: su tale aspetto, in particolare, è utile evidenziare che un emendamento al DL Rilancio, in corso di conversione, proroga al 30 settembre 2020 il termine per l’approvazione del regolamento e delle tariffe TARI e tariffa corrispettiva.

 

Carinola (CE): la Corte dei conti approva il piano di riequilibrio

La Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Campania, nell’Adunanza dell’8 luglio 2020, ha approvato il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale (ex art. 243 bis del TUEL) del Comune di Carinola (CE), predisposto dall’Ente, dopo idoneo supporto formativo continuo della nostra Società, che dalla fase iniziale per l’analisi degli squilibri strutturali e l’individuazione delle risorse necessarie al risanamento,  è arrivato all’assistenza per il riscontro, da parte del Comune, all’istruttoria preliminare avviata dal Ministero dell’Interno (Direzione Finanza Locale) e a quella successiva disposta dalla Corte, passaggi fondamentali nell’iter finale di approvazione del piano.

Indicizzazione delle pagine della sezione “Amministrazione trasparente”: i chiarimenti dell’ANAC

L’ANAC, con un comunicato del Presidente del 1° luglio 2020 (http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Comunicazione/News/_news?id=2e62f8e00a7780421d69d3b6b3350523), ha richiamato le amministrazioni e gli organismi indipendenti di valutazione al puntuale rispetto della normativa anche in materia di apertura dei dati e di indicizzazione delle pagine.

L’Autorità ha, infatti, constatato la prassi di alcune amministrazioni volta a impedire ai motori di ricerca web di indicizzare le pagine della sezione “Amministrazione trasparenza” (AT).

Come è noto, la sezione AT di cui l’art. 9 del Decreto Legislativo n. 33/2013 contiene i dati, le informazioni e i documenti pubblicati ai sensi della normativa vigente e assicura, in tal modo, la piena accessibilità delle informazioni pubblicate; prevede, inoltre, che le amministrazioni non possano disporre filtri e altre soluzioni tecniche atte ad impedire ai motori di ricerca web di indicizzare ed effettuare ricerche all’interno della sezione AT.

L’utilizzo di filtri o soluzioni similari, impedendo la ricercabilità e il riutilizzo delle informazioni, è chiaramente contrario al perseguimento degli obiettivi generali della trasparenza amministrativa.

Al riguardo, l’ANAC ha rammentato le disposizioni contenute all’art. 7 del citato Decreto Legislativo n. 33/2013 in materia di riutilizzabilità dei dati, secondo cui i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente, resi disponibili anche a seguito di accesso civico, sono pubblicati in formato di tipo aperto e sono riutilizzabili con l’obbligo di citare la fonte e di rispettarne l’integrità.

Indicazioni operative relative al formato dei dati sono contenute nel documento tecnico (allegato 5) della delibera ANAC 4 marzo 2020 n. 213 concernente le attestazioni degli OIV, o strutture con funzioni analoghe, in scadenza il prossimo 31 luglio con riferimento ai dati pubblicati al 30 giugno. Proprio con la delibera n. 213/2020, l’ANAC ha richiesto per la prima volta agli organismi indipendenti di valutazione, o strutture con funzioni analoghe, un’attestazione generale riguardo all’assenza di filtri e/o soluzioni tecniche volti a impedire ai motori di ricerca di indicizzare ed effettuare ricerche all’interno della sezione «Amministrazione Trasparente» o «Società Trasparente».
Per questa ragione l’Autorità richiama le amministrazioni e gli OIV, in quanto tenuti ad attestare l’avvenuta pubblicazione dei dati, al puntuale rispetto della normativa anche in materia di apertura dei dati e di indicizzazione delle pagine contenute nella sezione Amministrazione Trasparente, adottando tuttavia specifici accorgimenti in relazione alla pubblicazione di atti e documenti contenenti dati a carattere personale, come previsto dall’art. 7-bis del Decreto Legislativo n. 33/2013.

L’ANAC ha segnalato, altresì, alcune cautele per i dati a carattere personale dettate dall’art. 7-bis, del Decreto Legislativo n. 33/2013: in particolare, gli obblighi di pubblicazione dei dati personali diversi dei dati sensibili e giudiziari comportano la possibilità di una diffusione dei medesimi  attraverso siti istituzionali, nonché il loro trattamento secondo modalità che ne consentono la indicizzazione e la rintracciabilità tramite i motori di ricerca web e il loro riutilizzo, ma nel rispetto dei principi sul trattamento dei dati personali.

Tali regole sono strettamente connesse alla realizzazione della piena trasparenza amministrativa e alla effettiva disponibilità e riutilizzabilità dei dati pubblicati.

Alla luce di quanto sopra considerato, l’Autorità ha richiamato le amministrazioni e gli OIV, in quanto soggetti competenti ad attestare l’avvenuta pubblicazione dei dati, al puntuale rispetto della normativa anche in materia di apertura dei dati medesimi e di indicizzazione delle pagine contenute nella sezione Amministrazione trasparente.

 

 

Stampa bilancio sociale di mandato con campagna elettorale aperta: è danno erariale

Procedere alla stampa e relativa diffusione del bilancio sociale di mandato dopo la data di convocazione dei comizi elettorali produce un danno erariale: è quanto affermato dalla Corte dei conti, sez. Prima Centrale d’Appello, nella sent. n. 145 del 2 luglio 2020, con cui è stata confermata la condanna al dirigente comunale che aveva liquidato la relativa spesa.

Come è noto, il “bilancio sociale di mandato”, diverso dalla “relazione di fine mandato”, corrisponde ad una legittima attività di informazione e di comunicazione istituzionale ai sensi della Legge n. 150/2000 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni); l’attività di informazione e di comunicazione istituzionale, che non corrisponde alla attività di propaganda, incontra, però, il limite sancito dall’art. 9, comma 1, della Legge n. 28/2000 (Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica), secondo cui dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni (caratteristiche, queste ultime, non ravvisate dai giudici nel caso del bilancio sociale di mandato).

La normativa richiamata dispone, quindi, un esplicito divieto per le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione durante la campagna elettorale al fine di “evitare il rischio che le stesse possano fornire, attraverso modalità e contenuti informativi non neutrali […], una rappresentazione suggestiva, a fini elettorali, dell’amministrazione e dei suoi organi titolari” (Corte Cost., sent. n. 502/2000).

Pur non costituendo attività di propaganda in senso stretto, secondo i giudici contabili, anche il bilancio sociale di mandato è idoneo a essere sfruttato a fini propagandistici, se diffuso durante la campagna elettorale; ed inoltre, “l’art. 9, comma 1, della legge n. 28 del 2000 non intende, perciò, impedire in assoluto le attività di comunicazione: le consente, purché siano effettuate in forma impersonale e risultino indispensabili per l’efficace assolvimento delle funzioni attribuite alle amministrazioni pubbliche, alla luce della necessaria informazione dei cittadini e degli obblighi di trasparenza gravanti sulle amministrazioni stesse. Il divieto contenuto nel citato art. 9, comma 1, della legge n. 28 del 2000, in sostanza, mira ad evitare che la comunicazione istituzionale delle amministrazioni venga piegata ad obiettivi elettorali, promuovendo l’immagine dell’ente, dei suoi componenti o di determinati attori politici, in violazione degli obblighi di neutralità politica degli apparati amministrativi (art. 97 Cost.), della necessaria parità di condizione tra i candidati alle elezioni e della libertà di voto degli elettori (art. 48 Cost.)” (cfr. Corte Cost., sent. n. 79/2016).

 

Gli adempimenti dell’ufficio finanziario conseguenti all’approvazione del rendiconto

Scaduto il termine del 30 giugno per l’approvazione del rendiconto 2019 (come da proroga disposta dall’art. 107, comma 1, del DL n. 18/2020), l’ufficio finanziario è chiamato ad ulteriori importanti adempimenti.

In primo luogo, è necessario pubblicare, entro 10 giorni dall’approvazione, il prospetto delle spese di rappresentanza sostenute dagli organi di governo, già approvate in un allegato al consuntivo e trasmetterlo alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

In secondo luogo, secondo quanto disposto dall’art. 233 comma 1 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), entro 60 giorni dall’approvazione del rendiconto l’ente locale deve trasmettere, alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti, il conto della gestione che, entro il termine di 30 giorni dalla chiusura dell’esercizio finanziario, l’economo, il consegnatario di beni e gli altri agenti contabili sono obbligati a rendere.

In terzo luogo, entro 30 giorni dall’approvazione del rendiconto, bisogna procedere all’invio alla Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche del conto del bilancio, dello stato patrimoniale e del conto economico (solo per gli enti con una popolazione superiore a 5mila abitanti), allegati e piano degli indicatori. L’art. 9 del DL n. 113/2016 dispone, inoltre, che la mancata trasmissione sarà sanzionata, a partire dal 31 luglio 2020, con il divieto totale di assunzioni.

Una versione integrale e una versione semplificata del consuntivo e dell’eventuale rendiconto consolidato (comprensivi della gestione in capitoli) dovranno poi essere pubblicate sul sito internet dell’ente.

Ancora, entro 45 giorni dalla deliberazione del rendiconto, gli enti che sono in disavanzo da FCDE metodo ordinario 2019, devono approvare il piano di rientro, con atto di Consiglio, previa acquisizione del parere dell’organo di revisione: la mancata adozione di tale deliberazione è equiparata a tutti gli effetti alla mancata approvazione del rendiconto di gestione.

 

Occupazione di suolo pubblico: la pedana non può interessare la carreggiata

Una pedana installata dal titolare di una concessione di suolo pubblico non può invadere la carreggiata, per comprensibili ragioni di sicurezza: è quanto affermato dal Consiglio di Stato, sez. II, nella sent. 9 giugno 2020, n. 3672.

Come è noto, secondo quanto previsto dall’art. 3 n. 7 del Codice della strada (Decreto Legislativo n. 285/1992), la carreggiata è la “parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli; essa è composta da una o più corsie di marcia ed, in genere, è pavimentata e delimitata da strisce di margine”.

L’art. 20, inoltre, prevede che, sulle strade urbane di quartiere (tipo E) e su quelle locali (tipo F), l’occupazione della carreggiata può essere autorizzata a condizione che venga predisposto un itinerario alternativo per il traffico (come tipicamente avviene mediante l’istituzione di un’area pedonale urbana) ovvero, nelle zone di rilevanza storico-ambientale, a condizione che essa non determini intralcio alla circolazione.

Nei centri abitati l’occupazione di marciapiedi da parte di chioschi, edicole od altre installazioni può essere consentita fino ad un massimo della metà della loro larghezza, purché in adiacenza ai fabbricati e sempre che rimanga libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 m. Le occupazioni non possono comunque ricadere all’interno dei triangoli di visibilità delle intersezioni.

Nelle zone di rilevanza storico-ambientale, ovvero quando sussistano particolari caratteristiche geometriche della strada, è ammessa l’occupazione dei marciapiedi a condizione che sia garantita una zona adeguata per la circolazione dei pedoni e delle persone con limitata o impedita capacità motoria.

Secondo i giudici, la norma appena citata esclude la possibilità di una coesistenza tra una viabilità “aperta” e il mantenimento di occupazioni di suolo pubblico, a causa della comprensibile pericolosità che ne deriverebbe per l’una e per le altre.

Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto insufficiente la presenza di barriere di tipo new jersey, posizionate per separare fisicamente la pedana dalla corsia, affermando che “in mancanza di interventi strutturali e anche segnaletici, la pedana oggetto di controversia costituisce un vero e proprio ostacolo fisico alla circolazione, in quanto ricavata da una fetta di strada protetta dai veicoli con una barriera di cemento”.

 

Spese di rappresentanza: necessità di un apposito capitolo di bilancio

Come evidenziato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per il Piemonte, nella recente delib. n. 70/2020/PRSE, le spese di rappresentanza devono essere inserite nell’ambito della programmazione di bilancio in un apposito capitolo, con individuazione delle risorse da destinare a tale attività, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica fissati dal legislatore.

Al riguardo, i giudici hanno, altresì, precisato che tale capitolo deve “essere reso autonomo rispetto ad altri al fine di evitare commistioni contabili” (in tal senso, cfr. anche Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Lombardia, delib. n. 178/2017).

I principi contabili prevedono, infatti, che il sistema di bilancio sia comprensibile (principio n. 5 – veridicità, attendibilità, correttezza e comprensibilità), presentando una chiara classificazione delle voci a rafforzamento e presidio del principio di veridicità delle scritture contabili. Inoltre, una classificazione veritiera consente la comparabilità e verificabilità nel tempo delle poste contabili (principio n. 12 – comparabilità e verificabilità) ed assolve compiutamente alla funzione informativa nei confronti degli utilizzatori interni ed esterni dei documenti contabili (principio n. 15 – pubblicità).