Decreto Semplificazioni: le novità per l’aggiudicazione dei contratti pubblici sottosoglia

L’art. 1 del recente Decreto Semplificazioni (DL 16 luglio 2020, n. 76) contiene importanti novità per le procedure dei contratti pubblici sotto soglia, applicabili qualora la determina a contrarre (o altro atto di avvio del procedimento equivalente) sia adottata entro il 31 luglio 2021.

In sintesi, le stazioni appaltanti procedono all’affidamento delle attività di esecuzione di lavori, servizi e forniture, nonché dei servizi di ingegneria e architettura, inclusa l’attività di progettazione, di importo inferiore alle soglie di cui all’art. 35 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016) secondo le seguenti modalità:

  1. affidamento diretto per lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 150.000 euro e, comunque, per servizi e forniture nei limiti delle soglie di cui al citato articolo 35;
  2. procedura negoziata senza bando (art. 63 del Codice), previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, che tenga conto anche di una diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate, individuati in base ad indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, per l’affidamento di servizi e forniture di importo pari o superiore a 150.000 euro e fino alle soglie di cui all’art. 35 del Codice e di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, ovvero di almeno dieci operatori per lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a un milione di euro, ovvero di almeno quindici operatori per lavori di importo pari o superiore a un milione di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene anche l’indicazione dei soggetti invitati.

Salve le ipotesi in cui la procedura sia sospesa per effetto di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente avviene entro il termine di due mesi dalla data di adozione dell’atto di avvio del procedimento, ovvero di quattro mesi nei casi di procedura negoziata senza bando.

Il mancato rispetto dei termini, la mancata tempestiva stipulazione del contratto e il tardivo avvio dell’esecuzione dello stesso possono essere valutati ai fini della responsabilità del responsabile unico del procedimento per danno erariale e, qualora imputabili all’operatore economico, costituiscono causa di esclusione dell’operatore dalla procedura o di risoluzione del contratto per inadempimento che viene senza indugio dichiarata dalla stazione appaltante e opera di diritto.

Gli affidamenti diretti possono essere realizzati tramite determina a contrarre, o atto equivalente, che contenga gli elementi descritti nell’art. 32, comma 2, del Codice:

  • l’oggetto dell’affidamento,
  • l’importo,
  • il fornitore,
  • le ragioni della scelta del fornitore,
  • il possesso da parte sua dei requisiti di carattere generale,
  • il possesso dei requisiti tecnico-professionali, ove richiesti.

Per gli affidamenti con procedura negoziata senza bando, le stazioni appaltanti, nel rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di parità di trattamento, procedono, a loro scelta, all’aggiudicazione dei relativi appalti, sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ovvero del prezzo più basso. In quest’ultimo caso, è prevista l’esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia individuata ai sensi dell’art. 97, commi 2, 2-bis e 2-ter, del Codice, anche qualora il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a cinque.

Non sono previste le garanzie provvisorie, fatte salve le ipotesi in cui, in considerazione della tipologia e specificità della singola procedura, ricorrano particolari esigenze che ne giustifichino la richiesta; in tal caso, la stazione appaltante indica la necessità di tale garanzia nell’avviso di indizione della gara o in altro atto equivalente, ma il relativo ammontare è dimezzato rispetto a quello previsto dall’art. 93 del Codice.

Il creditore del Comune in procedura di riequilibrio ha diritto di accesso ai documenti del piano

Il creditore del Comune ha diritto all’accesso al piano di riequilibrio pluriennale finanziario e ai documenti correlati: è quanto affermato dal TAR Lombardia, Brescia, sez. I, nella sent. 17 luglio 2020, n. 547.

Secondo i giudici, dal punto di vista soggettivo sussiste la legittimazione del creditore a richiedere l’ostensione dei documenti, delle informazioni e dei dati concernenti la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale avviata dal Comune ai sensi dell’art. 243-bis del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000):

– sia ai sensi dell’art. 5 comma 2 del Decreto Legislativo n. 33/2013, venendo in considerazione atti detenuti dall’amministrazione comunale non rientranti nelle ipotesi di esclusione dell’accesso civico di cui all’art. 5-bis del medesimo decreto e, quindi, soggetti ad accesso civico da parte di chiunque;

– sia ai sensi dell’art. 22 e ss. della Legge n. 241/90, essendo creditore dell’amministrazione comunale e, come tale, portatore di un interesse differenziato alla conoscenza della solidità patrimoniale dell’amministrazione e alle iniziative intraprese per garantirla.

Dal punto di vista oggettivo sussiste parimenti il diritto del creditore ad accedere a tutti gli atti pertinenti alla procedura in questione, non sussistendo ragioni ostative all’ostensione o alla pubblicazione degli atti ai sensi della normativa vigente in materia di accesso civico (art. 5-bis del Decreto Legislativo n. 33/2013) e di accesso documentale (art. 24 della Legge n. 241/90).

Ricordiamo che devono essere pubblicati sul sito istituzionale dell’ente, nella Sezione “Amministrazione trasparente”, tutti gli atti pertinenti alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale adottati dalle varie Autorità coinvolte e detenuti dall’amministrazione comunale, nessuno escluso (provvedimenti comunali, atti ministeriali, provvedimenti del giudice contabile).

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Partecipazioni: proroga al 29 luglio per la comunicazione dei dati relativi al 2018

È stato prorogato al 29 luglio il termine per l’acquisizione dei provvedimenti di revisione periodica delle partecipazioni pubbliche e il censimento delle partecipazioni e dei rappresentanti al 31/12/2018: lo ha reso noto il MEF con avviso del 17 luglio (consultabile al seguente link: https://portaletesoro.mef.gov.it/it/singlenewspublic.wp;jsessionid=x1d0fRJc1Y47MSjqd3LZJ9vSwfL3vw0fMYp2xKlFZ0V8MnRbtdkM!-1433568895?contentId=NWS199).

Ricordiamo che l’adempimento è da effettuarsi tramite il portale istituzionale Servizi Online del Portale Tesoro (https://portaletesoro.mef.gov.it) ed è obbligatoriamente previsto dall’art. 20 del Decreto Legislativo 19 agosto 2016, n. 175 – Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (TUSP).

Sussiste l’obbligo di comunicare anche l’assenza di partecipazioni, prestando esplicita dichiarazione da inoltrare attraverso l’applicativo.

 

Enti in riequilibrio e partecipate: le indicazioni della Corte dei conti

L’ente locale in stato di riequilibrio finanziario pluriennale è tenuto, ancor più rispetto agli altri enti, ad attuare ogni azione volta a garantire una governance effettiva su tutte le proprie partecipate: è il principio espresso dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Sicilia, nella recente delib. n. 102/2020/PRSP.

Secondo i giudici, perciò, è fondamentale che l’ente intervenga prontamente dinanzi alle carenze di flussi informativi, ascrivibili alle partecipate, che non consentono di adempiere i pertinenti obblighi legali di verifica, stigmatizzando tale comportamento omissivo.

Ed infatti, la necessità di intervento è desumibile sia dalle norme più datate contenute nel TUEL e nel D.lgs. n. 118/2011 (volte ad imporre ad ogni ente locale, a salvaguardia dei propri equilibri finanziari, di attivare un sistema di controllo, con acquisizione di dati certi ed asseverati da parte degli organi di revisione delle partecipate), sia dal regime contenuto nel T.U. in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al D.lgs. n. 175 del 2016 e s.m.i., diretto a rafforzare la tutela degli interessi sottesi.

 

Decreto Semplificazioni: novità sul termine per la delibera del piano di riequilibrio

È stato pubblicato sulla G.U. n. 178 del 16 luglio il Decreto Semplificazioni (DL 16 luglio 2020, n. 76).

Tra le norme di maggior interesse per gli EE.LL. segnaliamo l’art. 17, rubricato Stabilità finanziaria degli enti locali.

In particolare, in ragione dell’emergenza epidemiologica in atto, il comma 1 della citata disposizione prevede che il termine perentorio per la delibera consiliare di adozione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale ex art. 243 bis comma 5 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) è fissato al 30 settembre 2020 se la scadenza “ordinaria” dei 90 giorni (decorrenti dalla data di esecutività della delibera di ricorso al piano) si verifica prima di tale data. In pratica, tutti gli enti che hanno deliberato il ricorso al piano prima del 2 luglio 2020 avranno, quale scadenza per deliberare il piano, il 30 settembre 2020.

Inoltre, il medesimo comma dispone la rimessione nei termini dei Comuni per i quali il termine di 90 giorni è scaduto alla data del 30 giugno 2020, per effetto del rinvio operato ai sensi dell’art. 107, comma 7, del Decreto Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27) ovvero è scaduto fra il 30 giugno 2020 ed il 16 luglio 2020.

La retribuzione di risultato richiede la dimostrazione del raggiungimento degli obiettivi

La retribuzione di risultato è correlata all’effettivo raggiungimento, anche sotto il profilo qualitativo,degli obiettivi preventivamente determinati, con la conseguenza che è da escludere che il dirigente abbia diritto alla retribuzione di risultato per il solo fatto di aver svolto funzioni dirigenziali in assenza della dimostrazione, vagliata dal competente ufficio dell’ente, dell’effettivo raggiungimento degli obiettivi ad essa correlati: è il principio espresso dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per l’Emilia-Romagna, nella recente deliberazione n. 46/2020/PAR.

L’indennità di risultato è, infatti, una componente della retribuzione volta a remunerare la prestazione lavorativa in funzione dei risultati raggiunti; i criteri per la sua erogazione devono, quindi, essere determinati preventivamente, così come preventivamente devono essere fissati gli obiettivi, dal raggiungimento dei quali deriva inderogabilmente la corresponsione della retribuzione di risultato.

In assenza di una reale predeterminazione degli obiettivi, che devono essere diversi e ulteriori da quelli riconducibili all’ordinaria attività dirigenziale, nonché a quelli genericamente riferibili ai compiti istituzionali dell’Ente, l’Amministrazione non può riconoscere e, quindi, erogare alcuna indennità di risultato, poiché in tal caso l’erogazione dell’emolumento sarebbe priva di titolo giustificativo.

TARSU: nessun obbligo di motivazione per la delibera che classifica diversamente abitazioni e alberghi

La previsione nelle delibere comunali di tariffe molto più alte per gli alberghi rispetto a quelle stabilite per le civili abitazioni non costituisce di per sé ingiustificata disparità di trattamento, tenuto conto della notoria maggiore capacità di produrre rifiuti degli alberghi rispetto alle civili abitazioni: è quanto affermato dalla Corte di cassazione, sez. trib., nella sent. n. 12783 del 26 giugno 2020.

I giudici hanno, altresì, ribadito che non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale che classifichi diversamente abitazioni civili e alberghi, ai fini della determinazione delle tariffe da applicare, poichè quest’atto, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile ex post, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili (così Cass., sez. trib., sent. n. 8077 del 3 aprile 2018).

La differenziazione della tariffa degli esercizi alberghieri da quella delle civili abitazioni, peraltro, è stata considerata legittima dalla giurisprudenza anche alla luce della conformità al principio unionale “chi inquina paga”, espresso dalla Dir. n. 2006/12/CE, art. 15, e dalla Dir. n. 2008/98/CE, art. 14, che, nell’osservanza del principio di proporzionalità, consentono al diritto nazionale di differenziare il calcolo della tassa di smaltimento per categorie di utenti (Cass., sez. trib., sent. n. 15041 del 16 giugno 2017).

Comunicazioni per i proventi delle sanzioni al Codice della strada: le istruzioni operative

Con la circ. FL n. 14 del 9 luglio, il Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli affari interni e regionali, Direzione Centrale della Finanza Locale) ha fornito le istruzioni operative riguardanti l’inserimento dei dati nella piattaforma informatica per quanto concerne i proventi derivanti dalle sanzioni al Codice della strada (Decreto Legislativo n. 285/1992).

La trasmissione dei dati deve avvenire entro il prossimo 30 settembre e ogni ente dovrà provvedere a relazionare, con riferimento all’anno precedente, l’ammontare complessivo dei proventi di propria spettanza ai sensi del 12-bis e del comma 1 dell’art. 208 del Codice nonché gli interventi realizzati con tali risorse.

La circolare è consultabile al seguente link: https://dait.interno.gov.it/documenti/circ-014-finloc-09-07-2020.pdf; l’allegato da compilare è disponibile al seguente link: https://dait.interno.gov.it/documenti/circ-014-finloc-09-07-2020-all-a.pdf.

Per le annualità pregresse, non risulta praticabile la trasmissione telematica e, pertanto, gli enti procederanno alla trasmissione via e-mail (alla casella renato.berretta@interno.it) dell’allegato, per ciascun anno, con la seguente tempistica:

– anni 2012 e 2013: da presentare entro il 31 gennaio 2021;

– anni 2014 e 2015: da presentare entro il 30 giugno 2021;

– anni 2016 e 2017: da presentare entro il 31 dicembre 2021;

– anni 2018: da presentare entro il 31 marzo 2022.

Atripalda (AV): servizio di ricognizione fondi e accantonamenti di bilancio

 

Il Comune di Atripalda ha affidato alla nostra società il servizio di ricognizione dei fondi da accantonare, ai fini della loro corretta contabilizzazione nel Bilancio di previsione 2020/2022, in fase di adozione.

La  corretta quantificazione di tali fondi consente all’Ente di poter affrontare eventuali passività future che, diversamente, potrebbero comprometterne gli equilibri di bilancio.

Mancato pagamento tributi locali per un importo superiore a € 5.000: legittima l’esclusione dalla gara

Il concorrente che non è in regola con i tributi locali per un importo superiore a € 5.000 è legittimamente escluso dalla procedura: è quanto affermato dal TAR Puglia, Lecce, sez. II, nella sent. 13 luglio 2020, n. 731.

Secondo i giudici, ai fini dell’individuazione della nozione di gravi violazioni per omesso pagamento, per un importo superiore a € 5.000, di imposte e tasse di cui all’art. 80 comma 4 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016), il legislatore non distingue tra tributi nazionali e tributi locali, sicché anche la violazione della normativa dettata in tema di fiscalità locale rileva ai fini dell’esclusione del concorrente dalla gara; la qual cosa è del tutto logica, se si considera che anche il mancato pagamento di tributi locali di importo superiore ad € 5.000 genera allarme sociale nei confronti dell’operatore economico, determinando a suo carico il sorgere di un giudizio negativo in ordine alla sua serietà e solidità finanziaria.