Split payment fino al 30 giugno 2023

Con il comunicato n. 158 del 3 luglio, l’Ufficio Stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che l’Italia è autorizzata a continuare ad applicare lo split payment fino al 30 giugno 2023: infatti, il 22 giugno 2020 la Commissione europea ha adottato la proposta del Consiglio che estende fino a tale data l’autorizzazione concessa all’Italia per l’applicazione dello split payment come misura speciale di deroga a quanto previsto dalla direttiva 2006/112/CE in materia di IVA.

Il Consiglio ha nel frattempo raggiunto l’accordo politico sulla proposta di decisione, che sarà formalmente adottata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea non appena saranno finalizzati i testi in tutte le lingue ufficiali dell’UE.

Lo split payment continuerà ad applicarsi, quindi, fino al 30 giugno 2023 alle operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti e società, secondo quanto previsto dall’art. 17-ter del DPR n. 633/1972 in materia di IVA.

La TIA 2 è assoggetta ad IVA

La tariffa integrata ambientale (TIA 2), prevista dall’art. 238 del Decreto Legislativo n. 152/2006, deve considerarsi il corrispettivo per il servizio di gestione dei rifiuti e non un tributo, con la conseguenza che la medesima è assoggettata ad IVA: è quanto ribadito dalla Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, con la sent. 7 maggio 2020, n. 8631, confermando l’orientamento già espresso dagli Ermellini in precedenti occasioni (cfr., ad esempio, sez. III civ., ord. 21 giugno 2018, n. 16332).

La natura di corrispettivo è legata alla circostanza che la TIA 2 è dovuta solo in caso di effettiva produzione di rifiuti.

Secondo i giudici, viceversa, la precedente tariffa di igiene ambientale (c.d. TIA 1), disciplinata dal Decreto Legislativo n. 22/1997, ha natura tributaria, il cui presupposto applicativo è dato dalla mera occupazione o detenzione di locali ed aree; in quanto tale, è dovuta anche in assenza di produzione di rifiuti e non è assoggettata ad IVA.

Servizio di tesoreria: opera l’esenzione IVA

Con la recente risposta ad interpello n. 154 del 28 maggio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito che le prestazioni rese da una banca ad un istituto scolastico per il servizio di tesoreria (ma il principio è estensibile anche al Comune) sono esenti IVA ex art. 10 del d.P.R. n. 633 del 1972.

Il comma 1 n. 1) di tale articolo, infatti, prevede che sono esenti «le prestazioni di servizi concernenti la concessione e la negoziazione di crediti, la gestione degli stessi da parte dei concedenti e le operazioni di finanziamento; l’assunzione di impegni di natura finanziaria, l’assunzione di fideiussioni e di altre garanzie e la gestione di garanzie di crediti da parte dei concedenti; le dilazioni di pagamento, le operazioni, compresa la negoziazione, relative a depositi di fondi, conti correnti, pagamenti, giroconti, crediti e ad assegni o altri effetti commerciali, ad eccezione del recupero di crediti; la gestione di fondi comuni di investimento e di fondi pensione di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, le dilazioni di pagamento e le gestioni similari e il servizio bancoposta».

Secondo gli esperti dell’Agenzia, l’esenzione deve essere riconosciuta per le operazioni di gestione del conto corrente, di incassi e di pagamenti e per l’attivazione e alla gestione di carte di credito; al contrario, i servizi di custodia e di amministrazione di titoli e valori sono espressamente esclusi dal regime di esenzione dall’art. 10, comma 1, n. 4), in quanto eventuali, opzionali e non strettamente connessi con la gestione degli incassi e pagamenti: conseguentemente, i relativi corrispettivi saranno da assoggettare all’aliquota ordinaria IVA.

Come accennato, il principio è valido anche per il Comune: ed infatti, già la risalente risoluzione del Ministero delle Finanze n. 17/E del 7 febbraio 2001 aveva affermato l’operatività dell’esenzione IVA per il contributo pagato dal Comune all’istituto di credito per il servizio di tesoreria, sul presupposto che detto servizio rientra fra le attività proprie istituzionali dell’ente e non commerciali.