Stampa bilancio sociale di mandato con campagna elettorale aperta: è danno erariale

Procedere alla stampa e relativa diffusione del bilancio sociale di mandato dopo la data di convocazione dei comizi elettorali produce un danno erariale: è quanto affermato dalla Corte dei conti, sez. Prima Centrale d’Appello, nella sent. n. 145 del 2 luglio 2020, con cui è stata confermata la condanna al dirigente comunale che aveva liquidato la relativa spesa.

Come è noto, il “bilancio sociale di mandato”, diverso dalla “relazione di fine mandato”, corrisponde ad una legittima attività di informazione e di comunicazione istituzionale ai sensi della Legge n. 150/2000 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni); l’attività di informazione e di comunicazione istituzionale, che non corrisponde alla attività di propaganda, incontra, però, il limite sancito dall’art. 9, comma 1, della Legge n. 28/2000 (Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica), secondo cui dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni (caratteristiche, queste ultime, non ravvisate dai giudici nel caso del bilancio sociale di mandato).

La normativa richiamata dispone, quindi, un esplicito divieto per le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione durante la campagna elettorale al fine di “evitare il rischio che le stesse possano fornire, attraverso modalità e contenuti informativi non neutrali […], una rappresentazione suggestiva, a fini elettorali, dell’amministrazione e dei suoi organi titolari” (Corte Cost., sent. n. 502/2000).

Pur non costituendo attività di propaganda in senso stretto, secondo i giudici contabili, anche il bilancio sociale di mandato è idoneo a essere sfruttato a fini propagandistici, se diffuso durante la campagna elettorale; ed inoltre, “l’art. 9, comma 1, della legge n. 28 del 2000 non intende, perciò, impedire in assoluto le attività di comunicazione: le consente, purché siano effettuate in forma impersonale e risultino indispensabili per l’efficace assolvimento delle funzioni attribuite alle amministrazioni pubbliche, alla luce della necessaria informazione dei cittadini e degli obblighi di trasparenza gravanti sulle amministrazioni stesse. Il divieto contenuto nel citato art. 9, comma 1, della legge n. 28 del 2000, in sostanza, mira ad evitare che la comunicazione istituzionale delle amministrazioni venga piegata ad obiettivi elettorali, promuovendo l’immagine dell’ente, dei suoi componenti o di determinati attori politici, in violazione degli obblighi di neutralità politica degli apparati amministrativi (art. 97 Cost.), della necessaria parità di condizione tra i candidati alle elezioni e della libertà di voto degli elettori (art. 48 Cost.)” (cfr. Corte Cost., sent. n. 79/2016).

 

Gli adempimenti dell’ufficio finanziario conseguenti all’approvazione del rendiconto

Scaduto il termine del 30 giugno per l’approvazione del rendiconto 2019 (come da proroga disposta dall’art. 107, comma 1, del DL n. 18/2020), l’ufficio finanziario è chiamato ad ulteriori importanti adempimenti.

In primo luogo, è necessario pubblicare, entro 10 giorni dall’approvazione, il prospetto delle spese di rappresentanza sostenute dagli organi di governo, già approvate in un allegato al consuntivo e trasmetterlo alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

In secondo luogo, secondo quanto disposto dall’art. 233 comma 1 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), entro 60 giorni dall’approvazione del rendiconto l’ente locale deve trasmettere, alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti, il conto della gestione che, entro il termine di 30 giorni dalla chiusura dell’esercizio finanziario, l’economo, il consegnatario di beni e gli altri agenti contabili sono obbligati a rendere.

In terzo luogo, entro 30 giorni dall’approvazione del rendiconto, bisogna procedere all’invio alla Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche del conto del bilancio, dello stato patrimoniale e del conto economico (solo per gli enti con una popolazione superiore a 5mila abitanti), allegati e piano degli indicatori. L’art. 9 del DL n. 113/2016 dispone, inoltre, che la mancata trasmissione sarà sanzionata, a partire dal 31 luglio 2020, con il divieto totale di assunzioni.

Una versione integrale e una versione semplificata del consuntivo e dell’eventuale rendiconto consolidato (comprensivi della gestione in capitoli) dovranno poi essere pubblicate sul sito internet dell’ente.

Ancora, entro 45 giorni dalla deliberazione del rendiconto, gli enti che sono in disavanzo da FCDE metodo ordinario 2019, devono approvare il piano di rientro, con atto di Consiglio, previa acquisizione del parere dell’organo di revisione: la mancata adozione di tale deliberazione è equiparata a tutti gli effetti alla mancata approvazione del rendiconto di gestione.

 

Occupazione di suolo pubblico: la pedana non può interessare la carreggiata

Una pedana installata dal titolare di una concessione di suolo pubblico non può invadere la carreggiata, per comprensibili ragioni di sicurezza: è quanto affermato dal Consiglio di Stato, sez. II, nella sent. 9 giugno 2020, n. 3672.

Come è noto, secondo quanto previsto dall’art. 3 n. 7 del Codice della strada (Decreto Legislativo n. 285/1992), la carreggiata è la “parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli; essa è composta da una o più corsie di marcia ed, in genere, è pavimentata e delimitata da strisce di margine”.

L’art. 20, inoltre, prevede che, sulle strade urbane di quartiere (tipo E) e su quelle locali (tipo F), l’occupazione della carreggiata può essere autorizzata a condizione che venga predisposto un itinerario alternativo per il traffico (come tipicamente avviene mediante l’istituzione di un’area pedonale urbana) ovvero, nelle zone di rilevanza storico-ambientale, a condizione che essa non determini intralcio alla circolazione.

Nei centri abitati l’occupazione di marciapiedi da parte di chioschi, edicole od altre installazioni può essere consentita fino ad un massimo della metà della loro larghezza, purché in adiacenza ai fabbricati e sempre che rimanga libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 m. Le occupazioni non possono comunque ricadere all’interno dei triangoli di visibilità delle intersezioni.

Nelle zone di rilevanza storico-ambientale, ovvero quando sussistano particolari caratteristiche geometriche della strada, è ammessa l’occupazione dei marciapiedi a condizione che sia garantita una zona adeguata per la circolazione dei pedoni e delle persone con limitata o impedita capacità motoria.

Secondo i giudici, la norma appena citata esclude la possibilità di una coesistenza tra una viabilità “aperta” e il mantenimento di occupazioni di suolo pubblico, a causa della comprensibile pericolosità che ne deriverebbe per l’una e per le altre.

Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto insufficiente la presenza di barriere di tipo new jersey, posizionate per separare fisicamente la pedana dalla corsia, affermando che “in mancanza di interventi strutturali e anche segnaletici, la pedana oggetto di controversia costituisce un vero e proprio ostacolo fisico alla circolazione, in quanto ricavata da una fetta di strada protetta dai veicoli con una barriera di cemento”.

 

Spese di rappresentanza: necessità di un apposito capitolo di bilancio

Come evidenziato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per il Piemonte, nella recente delib. n. 70/2020/PRSE, le spese di rappresentanza devono essere inserite nell’ambito della programmazione di bilancio in un apposito capitolo, con individuazione delle risorse da destinare a tale attività, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica fissati dal legislatore.

Al riguardo, i giudici hanno, altresì, precisato che tale capitolo deve “essere reso autonomo rispetto ad altri al fine di evitare commistioni contabili” (in tal senso, cfr. anche Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Lombardia, delib. n. 178/2017).

I principi contabili prevedono, infatti, che il sistema di bilancio sia comprensibile (principio n. 5 – veridicità, attendibilità, correttezza e comprensibilità), presentando una chiara classificazione delle voci a rafforzamento e presidio del principio di veridicità delle scritture contabili. Inoltre, una classificazione veritiera consente la comparabilità e verificabilità nel tempo delle poste contabili (principio n. 12 – comparabilità e verificabilità) ed assolve compiutamente alla funzione informativa nei confronti degli utilizzatori interni ed esterni dei documenti contabili (principio n. 15 – pubblicità).

Proventi multe stradali utilizzabili per spese correnti correlate al potenziamento dei controlli

I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie spettanti al Comune per le violazioni previste dal Codice della strada possono finanziare anche le spese correnti, relative alle attività di verifica e taratura delle strumentazioni (autovelox, etilometro, radio, telelaser, ecc) e all’accesso alle banche dati per la visura degli intestatari dei veicoli: è quanto affermato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Lombardia, nella delib. n. 85/2020/PAR del 25 giugno 2020.

L’art. 208 del Codice della Strada (Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285) prevede, com’è noto, un parziale vincolo di destinazione per i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie spettanti agli enti territoriali per le violazioni previste dallo stesso codice.

In particolare, secondo il comma 4 lett. b),  una quota pari al 50 per cento dei proventi spettanti agli enti di cui al secondo periodo del comma 1 è destinata “b) in misura non inferiore a un quarto della quota, al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l’acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell’articolo 12”.

Già in passato, la sez. reg. di controllo per la Lombardia, con la deliberazione n. 274/2013/PAR del 3 luglio 2013, aveva affermato che “Alla luce del dato testuale, ricavabile dall’art. 208 comma 4 lett. b, il potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni è perseguito ‘anche’ mediante gli acquisti di che trattasi [automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale]. Ne consegue che l’amministrazione locale, nell’esercizio della propria sfera di discrezionalità, pur sempre vincolata alla specifica destinazione, possa impegnare quote dei proventi ex art. 208 Codice della Strada per sostenere acquisti di beni e finanche di servizi strumentali ulteriori rispetto alle categorie testualmente esemplificate nel testo normativo”.

Non risulta, dunque, di per sé decisiva, per il rispetto del vincolo di destinazione, la natura corrente o di investimento della spesa che l’ente locale si propone di sostenere; è invece necessario che l’acquisto di beni, o anche di servizi, si inserisca in un progetto di potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, e che a tale specifica finalità sia rivolto. Si tratta, peraltro, di un orientamento da ultimo confermato dalla medesima sezione con deliberazione 447/2019/PAR del 18 dicembre 2019.

In questo quadro spetterà al Comune, nell’esercizio della propria discrezionalità, la valutazione dell’inerenza delle singole voci di spesa rispetto agli obiettivi di potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale previsti dall’art. 208, comma 4, lettera b).

Nella medesima deliberazione n. 85/2020/PAR i giudici hanno anche evidenziato che detti proventi possono essere utilizzati anche per la realizzazione e la manutenzione di impianti di videosorveglianza destinati anche al controllo e alla sicurezza stradale: anche in questo caso, dunque, ciò che rileva, affinché sia rispettato il vincolo di destinazione dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie, è l’inquadramento dell’acquisto in un progetto di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e alla sicurezza stradale.

 

 

L’agente contabile di fatto è equiparato all’agente contabile di diritto

Come è noto, l’art. 93 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) dispone che coloro che si ingeriscano negli incarichi attribuiti agli agenti contabili devono rendere il conto della loro gestione e sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei conti.

Sulla base di detta norma, la Corte dei conti, sez. Prima Giurisdizionale Centrale d’Appello, nella sent. n. 155 del 4 luglio 2020, ha ritenuto infondata la tesi, sostenuta da un dipendente comunale che aveva svolto, di fatto, le funzioni di economo, secondo cui, in mancanza di un economo regolarmente investito della funzione (e, quindi, di un agente contabile di diritto), mancherebbe l’incarico nel quale ingerirsi: infatti, secondo i giudici contabili, con la norma testé richiamata il legislatore ha chiaramente inteso riaffermare, in consonanza con pacifici e consolidati principio di contabilità pubblica consacrati nella legge di contabilità di Stato, la regola di piena equiparazione di entrambe le figure, laddove il contabile di fatto espleti le medesime mansioni di quello di diritto.

Ne discende, conseguentemente, che anche per il contabile di fatto è richiesto il medesimo grado di diligenza nella gestione del pubblico danaro dovuto dall’agente contabile regolarmente nominato, nonché l’assoggettamento al giudizio della Corte dei conti.

 

Il termine per l’approvazione del bilancio ha natura acceleratoria e non perentoria

Come è noto, l’art. 141, comma 2, del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede che “… quando il Consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, l’organo regionale di controllo assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all’amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio”.

La norma, secondo quanto ribadito dal Consiglio di Stato, sez. III, nella recente sent. 3 luglio 2020, n. 4288, introduce un termine acceleratorio, non “assistito da alcuna qualificazione di perentorietà” (conformemente, Consiglio di Stato, sez. V, sent. 25 ottobre 2017, n. 4917): è, infatti, perentorio solo il termine espressamente indicato come tale da una previsione normativa.

Come chiarito in passato dalla giurisprudenza (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, sent. 19 febbraio 2007, n. 826) la legge, dunque, non collega all’inosservanza del termine ordinario una immediata e concreta conseguenza dissolutoria, ma l’apertura di un procedimento sollecitatorio, che può bensì condurre all’adozione della grave misura dello scioglimento dell’organo, ma il cui presupposto non è la mera inosservanza del termine suddetto bensì la constatata inadempienza ad una intimazione puntuale e ultimativa dell’organo competente, che attesta l’impossibilità o la volontà del Consiglio di non approvare il bilancio.

Anticipazione di liquidità 2020: codifica SIOPE

Entro il 24 luglio sarà concessa, agli enti che hanno ritenuto di ricorrervi, l’anticipazione di liquidità prevista dal Decreto Rilancio (DL n. 34/2020) e, nei successivi 30 giorni, si dovrà procedere al relativo pagamento.

Per quanto concerne la codifica SIOPE dell’anticipazione in discorso, avremo:

  • Entrata: E.6.03.01.01.999 – Accensione mutui e altri finanziamenti a medio lungo termine da altre Amministrazioni Centrali n.a.c.;
  • Spesa: U.4.03.01.01.999 – Rimborso mutui e altri finanziamenti a medio lungo termine a altre Amministrazioni Centrali n.a.c.

L’importanza dell’asseverazione dei rapporti debiti-crediti con le partecipate

L’art. 11, comma 6, lett. j) del Decreto Legislativo n. 118/2011 dispone che la relazione sulla gestione allegata al rendiconto deve illustrare gli esiti della verifica dei crediti e debiti reciproci che il Comune ha con i propri enti strumentali e le società controllate e partecipate.

La predetta informativa, asseverata dai rispettivi organi di revisione, evidenzia analiticamente eventuali discordanze e ne fornisce la motivazione; in tal caso, l’ente assume senza indugio, e comunque non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso, i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie.

L’adempimento in discorso riguarda i rapporti con tutti gli enti strumentali e le società controllate e partecipate dal Comune e l’attendibilità delle risultanze contabili è condizionata al positivo esito di tali adempimenti, funzionali alla verifica degli equilibri di bilancio.

Pertanto, come evidenziato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per le Marche, nella recente delib. n. 55/2020/PRSP del 29 giugno 2020, l’obbligo della doppia asseverazione dei debiti e dei crediti da parte dell’organo di revisione dell’ente territoriale e di quelli degli organismi partecipati risulta necessaria al fine di evitare eventuali incongruenze e garantire piena attendibilità dei dati.

Peraltro, l’asseverazione è sempre necessaria e in caso di inerzia da parte degli organi di revisione degli enti strumentali e delle società controllate e partecipate, il soggetto incaricato della revisione dell’ente territoriale è tenuto a segnalare tale inadempimento all’organo esecutivo dell’ente territoriale che assume senza indugio, e comunque non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso, i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie (sezione delle Autonomie, deliberazione n. 2/2016/QMIG). Infatti, il documento è rivolto ad assicurare la veridicità e la trasparenza dei bilanci e mira a salvaguardare gli equilibri di bilancio attenuando il rischio di emersione di passività latenti per gli enti territoriali (cfr. sez. reg. di controllo per la Sicilia, delib. n. 394/2013/PAR; sez. reg. di controllo per le Marche, delib. n. 56/2018/PRSE).

Quanto alla verifica dei crediti e debiti reciproci, i giudici hanno osservato che l’attività di riconciliazione delle partite debitorie e creditorie deve coinvolgere tutte le realtà partecipate: la corretta rilevazione delle ridette posizioni, infatti, mira a salvaguardare gli equilibri di bilancio, attenuando il rischio di emersione di passività latenti per l’ente territoriale, e risponde, inoltre, all’esigenza di garantire trasparenza e veridicità delle risultanze del bilancio.

 

Le scadenze di luglio per l’ufficio finanziario del Comune

Luglio è un mese ricco di scadenze ed adempimenti per l’ufficio finanziario del Comune e può essere utile, pertanto, un breve riepilogo.

Entro il 7 deve essere completata la fase della richiesta dell’anticipazione di liquidità alla Cassa Depositi e Prestiti per i debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2021, prevista dal DL n. 34/2020.

Il 17 luglio sarà chiuso l’applicativo “Partecipazioni” per l’acquisizione dei provvedimenti di revisione periodica delle partecipazioni pubbliche (con il relativo censimento) e dei rappresentanti al 31 dicembre 2018.

Entro il 30 luglio è necessario pubblicare, in riferimento al secondo trimestre 2020, l’indicatore di tempestività dei pagamenti (art. 9 del DPCM 22 settembre 2014), l’ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici.

Scade il 31 luglio la trasmissione al Ministero dell’Interno del certificato per la rendicontazione delle spese sostenute a fronte del contributo del 5 per mille dell’Irpef ricevuto nel mese di maggio 2019, se di importo superiore a 20mila euro; entro la medesima data occorre poi pubblicare le attestazioni OIV sugli adempimenti degli obblighi di pubblicazione e delle griglie di rilevazione.

Per quanto riguarda il bilancio di previsione e la verifica degli equilibri, il Decreto Semplificazioni in fase di adozione da parte del Governo in questi giorni prevede lo slittamento dal 31 luglio al 30 settembre 2020 di entrambi gli adempimenti; la proroga al 30 settembre, infine, è già operativa per la presentazione al Consiglio Comunale del Documento unico di programmazione 2021/23 (art. 107, comma 5, del DL n. 18/2020).