Fondo per le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane: pubblicato il decreto

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 182 del 21 luglio 2020 è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Interno 16 luglio 2020, concernente la “Criteri e modalità di riparto del fondo, avente una dotazione di 3,5 miliardi di euro, istituito presso il Ministero, per concorrere ad assicurare ai comuni, alle province ed alle città metropolitane le risorse necessarie per l’espletamento delle funzioni fondamentali, per l’anno 2020, anche in relazione alla possibile perdita di entrate connesse all’emergenza COVID-19”, in attuazione di quanto previsto dall’art. 106 del  DL. n. 34/2020.

Come è noto, tale disposizione ha previsto l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, di un Fondo per l’esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali, con una dotazione, per il 2020, di 3 miliardi di euro a favore dei Comuni (Allegato A del Decreto) e mezzo miliardo a favore delle Province e delle Città metropolitane (Allegato B del Decreto); si tratta di risorse utili ad assicurare agli EE.LL. l’espletamento delle funzioni fondamentali, anche in relazione alla possibile perdita di entrate connesse all’emergenza COVID-19.

I criteri e le modalità di riparto del predetto fondo, tra gli enti di ciascun comparto, sono stati individuati valutando gli effetti dell’emergenza COVID-19 sui fabbisogni di spesa e sulle minori entrate al netto delle minori spese, tenendo conto, altresì, delle risorse già assegnate a vario titolo dallo Stato, a ristoro delle medesime minori entrate e maggiori spese.

 

Allegazione della copia del documento d’identità è essenziale ai fini delle istanze rivolte alla P.A.

L’istanza presentata alla Pubblica Amministrazione priva della copia del documento di identità deve essere considerata nulla: è quanto affermato dal TAR Friuli Venezia Giulia, sez. prima, nella sent. 6 luglio 2020, n. 228.

La ratio della previsione dell’onere di produrre, insieme alle istanze dirette alla P.A. o alle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, anche una copia del documento di identità (come in entrambi i casi è prescritto dal comma 3 dell’art. 38 d.P.R. n. 445/2000) è legata alla necessità, per l’Amministrazione, di identificare in modo certo il richiedente, visto che la semplificazione amministrativa consente di presentare le istanze anche non di persona, e il documento di identità diventa, quindi, l’unica modalità idonea a tal fine.

Secondo il Collegio, in linea con altri precedenti (cfr.: Consiglio di Stato, sez. V, sent. 20 agosto 2018, n. 4959; sent. 26 marzo 2012, n. 1739), l’allegazione della copia fotostatica del documento del sottoscrittore, prescritta dal comma 3 dell’art. 38 d.P.R. n. 445 del 2000, è adempimento inderogabile, atto a conferire – in considerazione della sua introduzione come forma di semplificazione – autenticità legale alla sottoscrizione apposta in calce alla domanda e giuridica esistenza; si tratta, pertanto, di un elemento integrante della fattispecie normativa, teso a stabilire, data l’unità della fotocopia sostitutiva del documento di identità e della sottoscrizione dell’istanza, un collegamento tra l’istanza ed il documento ed a comprovare, oltre alle generalità dell’istante, l’imputabilità al soggetto che sottoscrive.

Ne consegue che l’assenza della copia fotostatica del documento di identità non determina una mera incompletezza, idonea a far scattare il potere di soccorso da parte dell’Ente tramite la richiesta di integrazioni o chiarimenti sul suo contenuto, bensì la giuridica inesistenza dell’istanza.

 

L’utilizzo reiterato dell’anticipazione di tesoreria: i warning della Corte dei conti

L’utilizzo reiterato dell’anticipazione di tesoreria determina il venir meno del carattere temporaneo ed eccezionale di tale strumento e rappresenta un modo per eludere il divieto dell’art. 119 Cost. che consente di ricorrere ad indebitamento solo per finanziare le spese di investimento: è quanto evidenziato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Toscana, nella delib. n. 60/2020/PRSP del 16 luglio 2020.

È evidente, secondo i giudici contabili, che l’anticipazione di liquidità “perpetua” non viene semplicemente utilizzata per il superamento di crisi di liquidità meramente temporanee ma diventa mezzo ordinario e fisiologico di gestione per il pagamento delle spese: tutto ciò evidenzia un’endemica sofferenza della gestione di liquidità che caratterizza la situazione di cassa dell’ente che si ritrova in anticipazione strutturale.

La mancata restituzione dell’anticipazione di tesoreria a fine anno, inoltre, integra, di fatto, una fattispecie simile ad un vero e proprio “mutuo” atipico destinato a finanziare spese correnti, quale sintomo palese di una sofferenza cronica nella gestione della cassa e delle entrate.

 

La mancata ricostituzione di somme vincolate certifica lo squilibrio di cassa dell’Ente

 

 

 

Secondo quanto previsto dall’art. 195 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), le entrate a destinazione vincolata, seppur temporaneamente utilizzate per il pagamento di spese correnti, devono essere prontamente ricostituite con le prime entrate libere che affluiscono nella cassa.

Secondo la Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Toscana, nella delib. n. 60/2020/PRSP dello scorso 16 luglio 2020, tali fondi vengono reperiti dall’Ente per finalità specifiche e, pertanto, il loro ritardato impiego o distrazione per gli scopi a cui sono state destinate potrebbe determinare un improprio finanziamento di spese altrimenti non finanziabili, oltre alla mancata realizzazione delle medesime finalità.

Gli enti che a fine esercizio non hanno restituito l’anticipazione di tesoreria e/o che non hanno interamente reintegrato le entrate a destinazione vincolata devono considerarsi, quindi, in squilibrio di cassa.

 

Bilancio di previsione e verifica degli equilibri: disposta la proroga al 30 settembre

 

 

Sulla G.U. n. 180 del 18 luglio 2020, n. 180, è stata pubblicata la Legge 17 luglio 2020, n. 77, che ha convertito, con modificazioni, il Decreto Rilancio (DL 19 maggio 2020, n. 34).

Diventa ufficiale, di conseguenza, quanto già ampiamente anticipato durante l’iter di conversione: l’art. 106 comma 3 bis dispone lo spostamento al 30 settembre 2020 del termine ultimo per l’approvazione del bilancio di previsione 2020-2022, “in considerazione delle condizioni di incertezza sulla quantità delle risorse disponibili per gli enti locali” (così l’incipit della disposizione).

Il medesimo differimento è previsto per la verifica degli equilibri, adempimento da svolgere ordinariamente secondo la periodicità indicata nel regolamento di contabilità dell’Ente e, comunque, entro il 31 luglio di ogni anno, come disposto dall’art. 193, comma 2, del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000).

Infine, la norma, per l’esercizio 2021, fissa al 31 gennaio 2021 il termine per la deliberazione del bilancio di previsione.

 

Pubblicazione presso il MEF di delibere e regolamenti tributi: le nuove scadenze per il 2020

 

Sulla G.U. n. 180 del 18 luglio 2020, n. 180, è stata pubblicata la Legge 17 luglio 2020, n. 77, che ha convertito, con modificazioni, il Decreto Rilancio (DL 19 maggio 2020, n. 34).

L’art. 106, comma 3 bis, in particolare, dispone che, limitatamente all’anno 2020, vale il termine del 16 novembre (in luogo di quello ordinario del 28 ottobre) per la pubblicazione sul sito del MEF (Dipartimento delle Finanze) delle delibere e dei regolamenti concernenti i tributi comunali diversi dall’imposta di soggiorno, dall’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), dall’imposta municipale propria (IMU) e dal tributo per i servizi indivisibili (TASI), ai fini dell’efficacia di tali atti.

Conseguentemente, è previsto un maggior tempo anche per l’invio telematico al MEF ai fini della suddetta pubblicazione (art. 13, comma 15, del DL n. 201/2011): la scadenza è quella del 31 ottobre, in luogo di quella “ordinaria” del 14 ottobre.

Interpretazione principi contabili: non valgono le indicazioni dell’ANCI e dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti

Segnaliamo la recente delib. n. 60/2020/PRSP della Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Toscana, nella quale i giudici hanno affermato che, in materia di interpretazione dei principi contabili, non hanno valenza le indicazioni fornite dall’ANCI e dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti.

Nel caso specifico oggetto della deliberazione, un Comune, nel calcolo del FCDE al 2015, aveva utilizzato il metodo ordinario c.d. ridotto, applicando a rendiconto una riduzione del 36% sul totale del fondo, determinando, in sintesi, un valore più basso. Secondo l’Ente, tale scelta sarebbe stata avvalorata dalle indicazioni riportate nello schema di relazione approvata dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti nonché da alcune interpretazioni dei principi contabili fornite dopo l’entrata in vigore dei suddetti principi, tra cui una fornita dall’ANCI.

La Corte, però:

  • ha evidenziato che il dato letterale del principio contabile relativo al calcolo del FCDE non lascia spazio ad altre interpretazioni, prevedendo un solo metodo di calcolo del FCDE ordinario e non altre fattispecie quale quelle individuata dall’Ente (metodo ordinario “ridotto”);
  • ha stigmatizzato una probabile confusione con l’accantonamento a bilancio di previsione del FCDE e con la determinazione secondo il metodo semplificato;
  • soprattutto, ha sottolineato “come il richiamo alle indicazioni del Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti sia privo di pregio non avendo tali indicazioni alcuna valenza né normativa né interpretativa. Stesse conclusioni per i pareri redatti dall’Anci che pur rappresentando una “fonte” più autorevole, non possono acquisire valore sostanziale e porsi in contrasto con le interpretazioni fornite dalla Corte dei conti”.

Determinazione del costo globale massimo per i mutui per gli EE.LL.

Sulla G.U. n. 179 del 17 luglio 2020 è stato pubblicato il Decreto MEF 13 luglio 2020, relativo alla determinazione del costo globale massimo per le nuove operazioni di mutuo effettuate dagli enti locali.

Nel caso di mutui a tasso fisso, il tale valore è così individuato, in relazione alla durata del mutuo:

  • fino a 10 anni: IRS a 7 anni + 2,25%;
  • fino a 15 anni: IRS a 10 anni + 2,50%;
  • fino a 20 anni: IRS a 12 anni + 2,75%;
  • fino a 25 anni: IRS a 15 anni + 2,80%;
  • oltre 25 anni: IRS a 20 anni + 2,90%.

Nel caso di mutui a tasso variabile, invece, il suddetto valore viene così determinato:

  • fino a 10 anni: Euribor 6 mesi + 2,20%;
  • fino a 15 anni: Euribor 6 mesi + 2,50%;
  • fino a 20 anni: Euribor a 6 mesi + 2,70%;
  • fino a 25 anni: Euribor a 6 mesi + 2,80%;
  • oltre 25 anni: Euribor a 6 mesi + 2,95%.

 

Decreto Semplificazioni: le novità per l’aggiudicazione dei contratti pubblici sottosoglia

L’art. 1 del recente Decreto Semplificazioni (DL 16 luglio 2020, n. 76) contiene importanti novità per le procedure dei contratti pubblici sotto soglia, applicabili qualora la determina a contrarre (o altro atto di avvio del procedimento equivalente) sia adottata entro il 31 luglio 2021.

In sintesi, le stazioni appaltanti procedono all’affidamento delle attività di esecuzione di lavori, servizi e forniture, nonché dei servizi di ingegneria e architettura, inclusa l’attività di progettazione, di importo inferiore alle soglie di cui all’art. 35 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016) secondo le seguenti modalità:

  1. affidamento diretto per lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 150.000 euro e, comunque, per servizi e forniture nei limiti delle soglie di cui al citato articolo 35;
  2. procedura negoziata senza bando (art. 63 del Codice), previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, che tenga conto anche di una diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate, individuati in base ad indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, per l’affidamento di servizi e forniture di importo pari o superiore a 150.000 euro e fino alle soglie di cui all’art. 35 del Codice e di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, ovvero di almeno dieci operatori per lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a un milione di euro, ovvero di almeno quindici operatori per lavori di importo pari o superiore a un milione di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene anche l’indicazione dei soggetti invitati.

Salve le ipotesi in cui la procedura sia sospesa per effetto di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente avviene entro il termine di due mesi dalla data di adozione dell’atto di avvio del procedimento, ovvero di quattro mesi nei casi di procedura negoziata senza bando.

Il mancato rispetto dei termini, la mancata tempestiva stipulazione del contratto e il tardivo avvio dell’esecuzione dello stesso possono essere valutati ai fini della responsabilità del responsabile unico del procedimento per danno erariale e, qualora imputabili all’operatore economico, costituiscono causa di esclusione dell’operatore dalla procedura o di risoluzione del contratto per inadempimento che viene senza indugio dichiarata dalla stazione appaltante e opera di diritto.

Gli affidamenti diretti possono essere realizzati tramite determina a contrarre, o atto equivalente, che contenga gli elementi descritti nell’art. 32, comma 2, del Codice:

  • l’oggetto dell’affidamento,
  • l’importo,
  • il fornitore,
  • le ragioni della scelta del fornitore,
  • il possesso da parte sua dei requisiti di carattere generale,
  • il possesso dei requisiti tecnico-professionali, ove richiesti.

Per gli affidamenti con procedura negoziata senza bando, le stazioni appaltanti, nel rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di parità di trattamento, procedono, a loro scelta, all’aggiudicazione dei relativi appalti, sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ovvero del prezzo più basso. In quest’ultimo caso, è prevista l’esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia individuata ai sensi dell’art. 97, commi 2, 2-bis e 2-ter, del Codice, anche qualora il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a cinque.

Non sono previste le garanzie provvisorie, fatte salve le ipotesi in cui, in considerazione della tipologia e specificità della singola procedura, ricorrano particolari esigenze che ne giustifichino la richiesta; in tal caso, la stazione appaltante indica la necessità di tale garanzia nell’avviso di indizione della gara o in altro atto equivalente, ma il relativo ammontare è dimezzato rispetto a quello previsto dall’art. 93 del Codice.

Il creditore del Comune in procedura di riequilibrio ha diritto di accesso ai documenti del piano

Il creditore del Comune ha diritto all’accesso al piano di riequilibrio pluriennale finanziario e ai documenti correlati: è quanto affermato dal TAR Lombardia, Brescia, sez. I, nella sent. 17 luglio 2020, n. 547.

Secondo i giudici, dal punto di vista soggettivo sussiste la legittimazione del creditore a richiedere l’ostensione dei documenti, delle informazioni e dei dati concernenti la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale avviata dal Comune ai sensi dell’art. 243-bis del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000):

– sia ai sensi dell’art. 5 comma 2 del Decreto Legislativo n. 33/2013, venendo in considerazione atti detenuti dall’amministrazione comunale non rientranti nelle ipotesi di esclusione dell’accesso civico di cui all’art. 5-bis del medesimo decreto e, quindi, soggetti ad accesso civico da parte di chiunque;

– sia ai sensi dell’art. 22 e ss. della Legge n. 241/90, essendo creditore dell’amministrazione comunale e, come tale, portatore di un interesse differenziato alla conoscenza della solidità patrimoniale dell’amministrazione e alle iniziative intraprese per garantirla.

Dal punto di vista oggettivo sussiste parimenti il diritto del creditore ad accedere a tutti gli atti pertinenti alla procedura in questione, non sussistendo ragioni ostative all’ostensione o alla pubblicazione degli atti ai sensi della normativa vigente in materia di accesso civico (art. 5-bis del Decreto Legislativo n. 33/2013) e di accesso documentale (art. 24 della Legge n. 241/90).

Ricordiamo che devono essere pubblicati sul sito istituzionale dell’ente, nella Sezione “Amministrazione trasparente”, tutti gli atti pertinenti alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale adottati dalle varie Autorità coinvolte e detenuti dall’amministrazione comunale, nessuno escluso (provvedimenti comunali, atti ministeriali, provvedimenti del giudice contabile).

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